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teatro inteso

come

impresa,

come

arte empirica,

come

emporio di ispirazioni,

come

empìre uno spazio vuoto,

come

empireo d’arte

  dove dare origine

  alla vita ed al creato.

 

l'impiria è l'imbuto,

da un estremo si riversa generosamente

e dall'altro tutto

fluisce con cura

 

 

ULTIMA CHIAMATA

di Andrea Castelletti

(liberamente tratto dal film "Phone booth")

 

regia di Andrea Castelletti

 

Max politico in carriera

Cinzia segretaria di Max

Sabrina aspirante attrice

Goran il killer

Priscilla  prostituta

Lucille prostituta

Carlos protettore

Del Neri commissario

Paoletti sergente della polizia

Dori Rosselli giornalista inviata tv

Lara moglie di Max

 

musiche originali

light design

graphics

Alberto Castelletti

Elena Tramarin

Paola Pasi

Michele Vigilante

Pamela Occhipinti

Paola Pasi

Roberto Bonotto

Guido Ruzzenenti

Roberto Bonotto

Elena Tramarin

Pamela Occhipinti

 

Teo Ederle

Paolo Panizza

Fotomauri di Maurilio Boldrini

 

 

FESTIVAL "CAMMINANDO ATTRAVERSO LA VOCE" 2009 (Milano)

PREMIO MIGLIOR SPETTACOLO, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR ATTORE CARATTERISTA, GRADIMENTO DI PUBBLICO

 

FESTIVAL STALATTITE D'ORO (Castellana Grotte, BA)

MIGLIOR SPETTACOLO + MIGLIOR ATTORE

 

PREMIO GRAPPOLO D'ORO DI BARBARANO VICENTINO

TERZO CLASSIFICATO

 

leggi le motivazioni dei premi vinti

 

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LO SPETTACOLO

 

Tutto lo spettacolo è costruito sul filo del telefono, a cui è appesa la vita di tutti i personaggi in gioco. Una telefonata che imprigiona il protagonista in una cabina telefonica, che si trasfigura in un moderno confessionale. Ma l’intera platea diviene scenario di imprevedibili accadimenti, portando il pubblico a chiedersi da quale parte stare.

 

Lo spettacolo è liberamente tratto dal film “Phone booth”, una pellicola quasi ignorata dal grande schermo, rivalutata poi nel circuito del videonoleggio. Dal film si è colta la situazione di base e lo sviluppo narrativo, mentre i personaggi e i dialoghi sono stati reinventati, sdoganando l’opera dal contesto americaneggiante del film per avvicinarla al gusto ed al sentire del pubblico italiano.

 

Il proponimento della piece teatrale è quello di intavolare un dibattito sulla credibilità del mondo della politica, reo di non operare negli interessi della collettività bensì secondo logiche ed equilibri interni al sistema stesso. 

Si sono mescolati così i molteplici ingredienti di forma - proposti dal film – con quelli di contenuto proposti dal regista.

Ne esce uno spettacolo ad alta tensione che tiene gli spettatori incollati sulle poltrone sino alla fine, in una partita psicologica che smaschera le ipocrisie di questa società e mette a nudo le bugie su cui si fonda il nostro quotidiano.

 

"un duello telefonico

tra le ipocrisie del nostro tempo.

Tu da che parte stai ?"

 

LA VICENDA

Un giovane rampante del sistema politico italiano si intrattiene a telefonare alla sua amante da una cabina telefonica. Da quella cabina non potrà più uscire, in quanto tenuto sotto tiro da un cecchino serbo che vuole vendicarsi delle ingiustizie della nostra società.

Interverranno la moglie del politico, la polizia e altre figure protagoniste della vicenda. E tutta la platea diventerà partecipe del dramma. 

"una cabina telefonica

che si trasforma in un

moderno confessionale"

 

 

 

LA REGIA

L’obiettivo di questo progetto teatrale è di EMOZIONARE, ossia riuscire a far provare allo spettatore forti emozioni tangibili, che non si aspetterebbe di provare in teatro.

La prima operazione quindi è stata quella di avvicinare i personaggi a quanto ciascuno di noi vive, con partecipazione, nel quotidiano.

La sfida è stata poi quella di creare uno spettacolo ad alta tensione che tiene gli spettatori col fiato sospeso sino alla fine. Non tanto per il fatto di assistere ad eventi dagli esiti imprevedibili, quanto piuttosto per sentirsi coinvolti intellettivamente nel duello psicologico definito dai due protagonisti, la vittima e l’assassino.

Il peso e lo spessore infatti dato ai due personaggi, il loro vissuto, le loro opere ed azioni (a)morali, li pongono su un piano paritario, tale da portare lo spettatore a chiedersi continuamente da quale parte stare: nessuno è innocente e nessuno è tanto colpevole da essere giudicato “il cattivo” contro cui prendere una chiara posizione su basi oggettive, se non basandosi su una propria e soggettiva visione della realtà in cui viviamo.

Idealmente e silenziosamente la platea si dividerà quindi tra coloro che sono dalla parte del politico e coloro che sono dalla parte del cecchino serbo. E vi saranno alcuni che - battuta dopo battuta - oscilleranno a propendere ora per l’uno ora per l’altro. La platea sarà percorsa da una “tensione” data da questa sorta di dibattito tutto cerebrale, una tensione palpabile che la terrà desta sino alla fine.

Ed ecco allora che per far sentire il pubblico ultroneamente coinvolto anche fisicamente - oltre che intelletivamente - lo spazio scenico  in cui si svolge il dramma è imprevedibilmente esteso a tutto il teatro (palco, platea, eventuali palchetti laterali, …), andando ad avvolgere gli spettatori fagocitandoli nell’azione teatrale medesima.

Lo spettatore si sentirà dentro il dramma, con la testa, col cuore e con tutto il corpo.

 

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