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teatro inteso come impresa, come arte empirica, come emporio di ispirazioni, come empìre uno spazio vuoto, come empireo d’arte dove dare origine alla vita ed al creato.
l'impiria è l'imbuto, da un estremo si riversa generosamente e dall'altro tutto fluisce con cura
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RASSEGNA STAMPA
L'Adige di Verona - 13 settembre 2009
UN GIULIETTA E ROMEO ALQUANTO INSOLITO
di Franca Barbuggiani
Una “Giulietta e Romeo” alquanto insolita è lo spettacolo “Giulietta, Romeo e i motivi dell’amore”, opera teatrale per 22 fiati, 2 attori e 22 scatoloni, prodotta da Teatro Impiria che, dopo il debutto quest’estate in Corte Mercato Vecchio nell’ambito del Festival Shakespeariano, è stata ripresa in varie sedi in veste più intimistica. La storia prende le mosse a partire da un immaginario risveglio dei due innamorati in un luogo indefinito e felice dove odio e dolore sono banditi. I giovani non hanno memoria di nulla se non del loro amore. I ricordi dei fatti affioreranno a poco a poco, rivissuti dai protagonisti per tappe salienti attraverso le parole di Shakespeare e i suoni di quei musicisti – Rota, Bellini, Ciaikowski, Berlioz, Prokofiev, Gounod – che alla loro tragica sorte si ispirarono, evocando emozioni e situazioni. La recitazione è affidata a due soli attori: Pamela Occhipinti (Giulietta) e Alberto Castelletti (Romeo), acerbi di giovinezza, seducenti di freschezza e grazia irruente, avvolti in semplici costumi allusivi all’epoca, in ben calibrato dialogo con le musiche, arrangiate per assumere la veste sonora di un’orchestra di soli fiati e percussioni (22 elementi complessivi) agli ordini di Renato Perrotta. La scena, pensata per spazi alternativi a quello originario, è costituita da 22 scatoloni – archivi della memoria e delle emozioni, ma anche… custodie per gli strumenti – che, spostati a vista dagli stessi attori, ricreano ambienti interni ed esterni. Il tutto diretto con buon ritmo e in clima “neo povero” da Andrea Castelletti.
L'Arena - 26 luglio 2009
I
MOTIVI DELL'AMORE SOSPESI TRA IERI E OGGI
Gli Amici della Musica - 25 Luglio 2009
GIULIETTA, ROMEO E I "MOTIVI" DELL’AMORE Uno spettacolo di Andrea Castelletti con l’orchestra di Renato Perrotta
di Sergio Stancanelli
VERONA - Il curriculum del teatro Impiria ha inizio quattro anni addietro con uno spettacolo di cui non siamo mai stati al corrente, La notte di Shakespeare: e ce ne dispiace moltissimo. Un altro spettacolo che non vidi è il secondo, La storia de Zulieta e Romeo. Vidi e recensii su queste pagine invece i successivi: Il ponte su gli oceani, Chiuso per western, Italiani che commedia. Ho scoperto però la bravura di Andrea Castelletti e il valore del suo teatro Impiria con Sognavamo di vivere nell’assoluto, storia toccante dei futuristi veronesi.
Lo spettacolo - acutamente definito teatro-concerto (dove per "teatro" si intende quello di prosa), - di cui ora ci occupiamo è al suo debutto e si intitola Giulietta, Romeo e i "motivi" dell’amore, titolo in cui motivi non sta per ragioni o cause, bensì per temi musicali: l’invenzione del Castelletti consiste nel far eseguire da un’orchestra le musiche composte da varî autori sulla vicenda dei giovani amanti veronesi mentre due attori interpretano sul palcoscenico le scene della tragedia di William Shakespeare cui volta a volta il pezzo musicale si riferisce. L’orchestra è la Harmonie di fiati (alla francese) nata in Verona tredici anni addietro, la quale - composta da ventidue professori usciti dai conservatorî di Milano, Venezia, Mantova, Vicenza e Verona, - si dedica all’esecuzione esclusivamente dei classici, da Bach a Mozart, da Beethoven a Puccini, con l’eccezione di Piazzolla. Le musiche dello spettacolo sono di Vincenzo Bellini, dall’opera lirica I Capuleti e i Montecchi, Charles Gounod, dall’opera lirica Roméo et Juliette, Pëtr Ciajkovskij, dall’ouverture-fantasia Romeo e Giulietta, Hector Berlioz, dalla sinfonia drammatica Roméo et Juliette, Sergej Prokof’ev, dal balletto Romeo e Giulietta, e Nino Rota, non so se dalla rappresentazione teatrale francese Roméo et Juliette o dal film Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli. Gli attori sono i giovanissimi Alberto Castelletti e Pamela Occhipinti. A parte l’idea, obiettivamente valida, va apprezzata la realizzazione scenica, dello stesso Castelletti. Le esecuzioni orchestrali, affidate al direttore Renato Perrotta, sono ineccepibili. Il comunicato stampa vanta l’originalità dell’eseguire antologicamente i diversi momenti della vicenda con la suggestione delle sonorità rese da un’orchestra di soli fiati. L’aspetto più originale dello spettacolo, aspetto che a me è piaciuto ed altri han trovato petulante, è però secondo me l’arredo, costituito da un notevole numero di scatoloni di cartone di dimensioni giganti, che i due attori tra una scena e l‘altra vanno spostando e disponendo diversamente non solo gli uni rispetto agli altri, ma anche singolarmente aprendoli o richiudendoli. In tal modo, e non senza genialità, i banalissimi scatoloni vengono chiamati a rappresentare una scenografia povera e fenomenale, dando forma al salone da ballo di casa Capuleti, al giardino ed al famoso balcone, allo spiazzo di porta Borsàri dove ha luogo il tragico duello, al convento di fra’ Lorenzo, al confessionale, alla camera di Giulietta, al sepolcro. Si deve solo riprovare che alcuni scatoloni vengano disposti e sovrapposti in modo che sottraggono alla vista del pubblico alcuni strumentisti. Per quanto riguarda le musiche, si legge che «l’elemento teatrale e l’elemento musicale vengono fusi in un unicum scenico secondo l’elaborazione originale del regista». La durata è un’ora e trentacinque minuti, troppo in assenza d’un intervallo. Platea assai affollata, e inizio con un quarto d’ora di ritardo dopo due sollecitazioni manuali da parte del pubblico giustamente spazientito per gli ormai troppo frequenti inizî ritardati degli spettacoli senza giustificazioni né la buona creanza di scusarsi. Molti applausi e grida "bravi", non so se agli attori o ai musicanti. Forse a gli uni e a gli altri.
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