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teatro inteso come impresa, come arte empirica, come emporio di ispirazioni, come empìre uno spazio vuoto, come empireo d’arte dove dare origine alla vita ed al creato.
l'impiria è l'imbuto, da un estremo si riversa generosamente e dall'altro tutto fluisce con cura
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RASSEGNA STAMPA ULTIMA CHIAMATA
L'Arena - 24 marzo 2010
Applausi
allo spettacolo al Teatro Canossa di Elisa Albertini
Ultima
chiamata, spettacolo allestito dalla compagnia Teatro Impiria per la
regia di Andrea Castelletti, anima di un gruppo sempre pronto a
sperimentare nuovi e originali testi, è un thriller giocato sul filo del
telefono.
VERONAtime - marzo/aprile 2009
Il Teatro Impiria presenta la sua “ultima chiamata” UN THRILLER DAL RITMO INCALZANTE
di Raffaello Canteri
“Ultima chiamata” è il nuovo spettacolo messo in scena dal Teatro Impiria e dal regista Andrea Castelletti. Si tratta della versione rivisitata nei contenuti narrativi di un film americano, “Phone booth”, che ha avuto un modesto successo. Il film dura un’ora e venti minuti e per un’ora e venti minuti un uomo è tenuto sotto tiro mentre da una cabina telefonica è a colloquio con il potenziale assassino. Lo spunto è molto interessante e avvincente. Gli spettatori partecipano al dramma dell’uomo in cabina e attendono con ansia la soluzione finale. Il cecchino non si vede mai, è una voce fuori campo e questo fatto porta inevitabilmente ad una prolungata reiterazione dell’immagine, che diventa alla fine noiosa. E’ il problema che si è trovato a dover affrontare anche Castelletti. Lo ha risolto positivamente. E’ riuscito a rendere avvincente una trama così lineare? In buona parte sì. Consapevole dello scoglio, lo ha aggirato con questi mezzi: un attore, l’uomo in cabina, molto bravo (Alberto Castelletti), spigliato, capace di piegare la voce a tonalità polifoniche, anche se non sufficientemente carismatico; un testo che vorrebbe fare i conti con l’ipocrisia morale della nostra società e che allude alla situazione politica italiana attuale, anche se non incide fino a far sanguinare e alla fine risulta un po’ ripetitivo e bonariamente moralistico; la spettacolarizzazione di alcuni elementi esterni, come il via vai delle persone in strada, l’ingresso in scena di due prostitute, l’uccisione di un magnaccia, l’arrivo tra gli spettatori delle forze di polizia capitanate dal commissario Del Neri (interpretato in modo credibile da Guido Ruzzenenti), l’arrivo dell’amante e della moglie, anche se questi interventi sono zeppi di ripetizioni; la voce fuori campo dell’assassino con accento marcatamente slavo, che suscita curiosità ma rende a volte difficoltosa la comprensione delle parole; infine il ritmo incalzante che ha impresso allo svolgimento, questo sì veramente apprezzabile senza riserve. Nei limiti cui abbiamo accennato e stanti le difficoltà obiettive, una buona prova.
Verona Sette - 7 novembre 2009
Con l'ultimo spettacolo “Ultima chiamata” TEATRO IMPIRIA FA INCETTA DI PREMI A MILANO
di Mauro Bonato
Lo spettacolo “Ultima chiamata”, allestito dal Teatro Impiria per la regia di Andrea Castelletti, fa man bassa di premi a Milano, vincendo il Festival di Teatro organizzato dalla Uilt Lombardia “Camminando attraverso la voce 2009”. Su 92 compagnie iscritte al concorso ne sono state selezionate solo 10 per esibirsi al Teatro Verga di Milano. L’allestimento del Teatro Impria si è infine aggiudicato il primo premio del concorso come “Miglior spettacolo”. Ad Andrea Castelletti è andato inoltre il premio per la “Miglior regia”, con la seguente motivazione: “Per l’abilità con cui è stata portata in scena una vicenda non teatrale, recitata da tutto il cast in maniera ottima, reggendo il pathos teatrale e per la capacità di rendere partecipe il pubblico utilizzando la sala”. All’attore Michele Vigilante è stato assegnato il premio come “Miglior attore protagonista” con la seguente motivazione: “Per essere riuscito ad essere personaggio stando sempre fuori scena”. Guido Ruzzenenti ha ricevuto la nomination come “Miglior attore non protagonista” ed infine la pièce si è aggiudicata anche il premio di “Gradimento del pubblico”, ottenendo dal pubblico una media voti perfetta di 10 ! Il Presidente della Giuria ha dichiarato: "Confido che sarebbe giusto spalmare i premi tra le varie compagnie per dare un pò di soddisfazione a tutti ma qui non è stato possibile perchè la giuria all'unanimità è rimasta sbalordita da questo spettacolo e non si poteva fare diversamente che assegnare tutti i premi al Teatro Impiria di Verona, perchè se lo meritano davvero, per aver avuto il coraggio di provare un allestimento diverso, la storia di un politico corrotto che lega lo spettatore alla sua storia, mettendo in luce le ipocrisie e drammi del nostro vivere di oggi”. Ora lo spettacolo verrà inserito nel cartellone del Teatro Verga di Milano per una settimana di repliche e la compagnia sta ricevendo diverse proposte da alcuni altri teatri della Lombardia. Inoltre lo spettacolo è stato inserito tra i finalisti del Premio "Grappolo d'Oro" organizzato dalla FITA Veneto a Barbarano Vicentino, in marzo. Lo spettacolo ha debuttato l’inverno scorso con successo al Teatro Trinità di Verona, per essere ripreso poi in estate all’Arsenale. Il testo è un libero adattamento dal film “Phone booth”, curato dal regista stesso. Dal film si è colta la situazione di base e lo sviluppo narrativo, mentre i personaggi e i dialoghi sono stati reinventati, sdoganando l’opera dal contesto americaneggiante del film per avvicinarla al gusto ed al sentire del pubblico italiano. Il proponimento della piece teatrale è quello di intavolare un dibattito sulla credibilità del mondo della politica, reo di non operare negli interessi della collettività bensì secondo logiche ed equilibri interni al sistema stesso. Si sono mescolati così i molteplici ingredienti di forma - proposti dal film - con quelli originali di contenuto proposti dal regista. Ne esce uno spettacolo ad alta tensione che tiene gli spettatori incollati sulle poltrone sino alla fine, in una partita psicologica che smaschera le ipocrisie di questa società e mette a nudo le bugie su cui si fonda il nostro quotidiano. Tutto lo spettacolo è costruito sul filo del telefono, a cui è appesa la vita di tutti i personaggi in gioco. Una telefonata imprigiona il protagonista in una cabina telefonica, che si trasfigura in un moderno confessionale. Ma l’intera platea diviene scenario di imprevedibili accadimenti, portando il pubblico a partecipare al dramma e a chiedersi da quale parte stare. Dopo le repliche tenute in ottobre nell’ambito della rassegna “Benessere Teatro” in programma al Teatro Trinità, prossimamente lo spettacolo replicherà a Bussolengo, a Vicenza per concludere la stagione invernale in marzo al Teatro Camploy. Informazioni su www.teatroimpiria.net.
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