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fluisce con cura

 

RASSEGNA STAMPA

 

 

L'Arena - 27 Maggio 2008

 

Fondazione Aida e Teatro Impiria. Reading teatrale con letture di Coltro, Soldati e Gambarotta
«LA VOCE DEL VINO» UBRIACA IL TEATRO FILIPPINI 

 

di Simone Azzoni

 

L'idea di raccontare attorno e del vino, seppur non originale, rimane un interessante motivo aggregante, forse più per spazi non convenzionali che per un teatro (Filippini) dove la visione resta frontale e crediamo, separata dall'evento. Raccontare non è leggere e allora Andrea Castelletti semina i testi che Walter Peraro declama, tra le pagine di libri abbandonati o impilati sulla scena attorno ad un conviviale tavolino con cibo e vino. I testi, esperienziali o cronachistici s'attorcigliano attorno come etichette fin troppo letterarie a bottiglie di cui il gusto e il sapore si può solo immaginare. Un paravento di testi, forse eccessivamente lunghi, indebolisce la sensorialità, la tattilità, il gusto del vino.
La componente materica del prezioso liquore di vigna, il profumo e il colore può passare anche da suoni, tintinii, deglutizioni e quant'altro abbia più a che fare con la liquidità, con la trasparenza, con il profumo che con la letteratura. Il vino è anche fisicità.
L'ebbrezza è costrui ta su una orchestrazione di testi e musica. L'Acustic duo (Stefano Bersan, Antonio Canteri e Matteo Ederle), seduto attorno al sopradetto tavolo, intermezza le letture prese da Carriere, Bruno Gambarotta, Joanne Harris, Dino Coltro o Mario Soldati in visita alle cantine veronesi negli anni settanta. Walter Peraro cerca di movimentare la struttura del classico reading muovendosi nel calore di una scenografia.
«La voce del vino» prodotto da Fondazione Aida è destinato a trovare più vitalità in un contesto che produca partecipazione alle parole e al gusto, immediatezza e familiarità. Anche le sfumature delle letture vanno rese essenziali e coordinate da un filo più evidente che scelga tra memoria, territorio o percezione così che l'ascolto sia un continuum fra i sensi.

 

 

VERONAtime - Giugno/Luglio 2008

 

di Andrea Tumaini

 

RACCONTI E CANTI CHE SANNO DA VINO

 

Lo spettatore viene accolto e subito rapito da una scenografia non inquadrabile quanto magnetica: sul palco abilmente disperse spuntano oggetti e suggestioni: cavalletti scombinati con tele raffiguranti bottiglie e bicchieri colmi, precarie pile di libri, scacchiere e macchine da scrivere, strumenti musicali vari che si ergono su trespoli e sedie, tra bicchieri e caraffe da vino un po’ ovunque. Al centro un tavolo in vecchio stile, dove quattro personaggi si avvicendano mangiando e chiacchierando in una sorta di non-inizio di spettacolo. Non è una taverna, non una cantina, non una galleria d’arte. E’ un luogo-non-luogo dove si consuma e si respira l’arte ed il vino. Un ambiente raffinato, ma anche genuino. Ad un certo punto, senza preavviso, scatta la magia del teatro. La musica, le luci e la voce prendono corpo e lo spettacolo ha inizio, inondando gli spettatori di effusioni di vino. I quattro amici (Peraro che legge e Bersan alla chitarra, Ederle al contrabbasso, Canteri alle armoniche, tutti bravissimi) tra un pezzo di formaggio, qualche noce e molti bicchieri di vino se la contano e se la cantano in scioltezza. La regia di Castelletti conferisce un’impronta decisamente teatrale a questo che rimane essere essenzialmente un reading, riuscendo così nell’intento di rendere  coinvolgente ogni istante. Peraro raccoglie da qualche pila i libri da cui leggere i vari passaggi, racconti che affondano nelle memorie del grande Carrière (noto drammaturgo francese nato da una famiglia di viticoltori), del coinvolgente Mario Soldati, dei “piemontesi” Gambarotta e Harris, per passare poi al veneto dello schietto e didascalico Coltro, sino alle liriche vinicole del Betteloni. Una mescita continua di ricordi e suggestioni inebrianti, spumeggianti, allegre e melanconiche. La vendemmia, la vigna, gli uomini, le tecniche e le tradizioni, le vecchie cantine di ieri e quelle sorprendentemente meccanizzate di oggi. Alle parole fanno da contrappunto le musiche dei bravi solisti in scena, ora swing, ora ballate popolari, ora jazz dal sapore gitano, ora arpeggi rievocanti un rinascimento carico di festoni d’uva e inneggiante a Bacco. Ed il pubblico si trova - suo malgrado - coinvolto, come se fosse seduto a quel tavolo “per uscire poi con la testa che gira e col fiato corto dall’emozione”.

 

 

 

 

 

 

Teatro Impiria                         telefono 0458103900                        mobile 3405926978                          fax 0458103900                        info@teatroimpiria.net