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RASSEGNA STAMPA

SOGNAVAMO DI VIVERE

 

Amici della Musica - maggio 2009

 

Sognavamo di vivere..." si conferma uno degli spettacoli più belli

VITA E MORTE DEL FUTURISTA ALBINO SIVIERO

 

di Sergio Stancanelli

 

VERONA - Mentre con lo spettacolo Viaggiatori di pianura - Tre storie di acqua messo in scena dal Teatro regionale alessandrino - cui non abbiamo potuto assistere causa il decentramento della sede - si è conclusa nel teatro Alcione di Verona la rassegna comunale "L’altro teatro" organizzata dall’Assessorato alla cultura, nel teatro comunale Camploy l’Assessorato al decentramento ha allestito una replica dello spettacolo Sognavamo di vivere nell’assoluto, già da noi recensito lo scorso luglio e che da allora circola con sempre grande successo nei teatri della città e della provincia. La rappresentazione è stata attuata a scopo benefico per i terremotati d’Abruzzo. 

Lo spettacolo, il cui sottotitolo "La vera storia del pittore futurista Albino Siviero detto Verossì" ne specifica il contenuto, s’avvale come si ricorderà d’un testo cronachisticamente documentato e rievocativamente commosso dovuto a Raffaello Canteri, per la regia competente ed accurata di Andrea Castelletti, mentre è cambiato l’interprete del narratore, impersonato ora con pari immedesimazione e coinvolgimento da Sergio Bonometti. Fuori campo le voci di Jana Balkan, Agostino Contò, Guido Ruzzenenti e Massimo Tòtola. La replica ha confermato l’alto livello culturale ed artistico della rievocazione, accompagnata da filmati d’epoca in nero e da diapositive a colori, con musiche suonate e cantate in diretta da Antonio Canteri, Giovanni Ferro e Tiziana Bisognìn, e movimenti di danza della elegante e raffinata Miriam Peraro dalla figura slanciata. Le canzoni che vengono eseguite sono (ne diamo i titoli italiani posto che son cantate in italiano) Con te voglio vivere ancor, Da te era bello restar, Luna malinconica, Fiorin fiorello, Tulipan, Tu non mi lascerai, e dopo una strumentale che non conosciamo, Ideale. Nel corso dello spettacolo, dotato di un ricco programma di sala formato locandina, sono state distribuite agli spettatori copie del "Manifesto del futurismo". Preceduto da brevi allocuzioni fra cui dell’assessore Marco Padovani, lo spettacolo, iniziato un quarto d’ora dopo l’orario stabilito, si è protratto per un’ora e tre quarti, e si è chiuso con evidente commozione di molti spettatori, e con entusiastici reiterati applausi generali. Il teatro era assai affollato. Annotiamo che a séguito di quanto riferimmo a suo tempo citandone la fonte vicentina, il giornalista e scrittore professore Canteri ho svolto indagini in merito alla morte del futurista Verossì, e nel corso di una conversazione ci ha dichiarato di avere appurato che il pittore venne ucciso da un soldato tedesco, presenti alcuni testimonî da lui interpellati, fra cui l’allora ragazzo Nando Chiampàn, futuro titolare della Prora Canon e poi presidente della squadra calcistica veronese. L’episodio accadde probabilmente in séguito ad un equivoco: un gesto del Siviero male interpretato dal tedesco che, il 26 aprile 1945, si stava sbracciando nel gridare "la guerra è finita!". Il calendario del Teatro Impiria comprende altri sei titoli, di alcuni dei quali abbiamo già dato conto, mentre su gli altri ci riserviamo di riferire

 

 

 

VERONAtime - Agosto/Settembre 2008

 

LA VERA STORIA DI VEROSSÌ

 

di Giorgia Pradolin

 

L’articolo sette del futurismo enuncia: "non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro." nessun verso poteva essere più indicato in un periodo carico di sconvolgimenti, anche armati, come quello del fascismo. Un periodo in cui si muoveva anche un gruppo di giovani artisti veronesi alla ricerca di nuove emozionanti frontiere nella pittura, nella musica, nella scultura e nella letteratura, aderendo con entusiasmo al movimento futurista di cui Marinetti è fondatore.

La storia di questi artisti è narrata in uno spettacolo tetrale, attraverso gli occhi e la memoria di Albino Siviero, rinominato Verossì dallo stesso Marinetti. Un pittore che condivise l’ideale futurista e morì tragicamente, ucciso da un tedesco in ritirata, a Cerro Veronese il 26 aprile 1945, il giorno dopo la liberazione.

L’opera è di Raffaello Canteri e diretta da Andrea Castelletti e ambientata. L’attore che impersona Verossì, Walter Peraro, si muove su un palcoscenico con una scenografia minimalista, dove tutto ciò che conta è luce e immagini proiettate sullo sfondo. Ed ecco le urla dei tedeschi in ritirata, le immagini dei motti futuristi che compaiono come dipinti sulle pareti della taverna e le opere stesse dell’artista. Intervallato da momenti di musica d'epoca (eseguiti dal vivo dall’Acoustic Duo) e danze (Miriam Peraro), lo spettacolo avvolge gli spettatori grazie alla bravura di Peraro, che racconta a bassa voce, gridando, abbandonandosi alle emozioni, sue e quindi di Verossì. Un viaggio all'interno dell'essere, nei pensieri del pittore, nel suo credo, ma anche negli aspetti più fragili e insicuri di un uomo che ha vissuto la tragicità della seconda guerra mondiale. Un artista che nonostante le disgrazie non ha mai tradito il suo credo futurista, ma l’ha evoluto in un futurismo romantico.

 

 

 

Amici della Musica - Agosto 2008

     La vera storia del Futurismo veronese

Sognavamo di vivere nell’assoluto

 

di Sergio Stancanelli

 

VERONA - Mi scriveva Luigi Tallarico da Roma in data 21 febbraio dell’anno in corso: «Cosa si fa a Verona per il centenario del Futurismo?». Avrei dovuto rispondergli «Nulla». Qui s’è tutti infatuati per William Shakespeare ché il festival a lui dedicato giunge alla 60.a edizione, ma nella commissione per l’Estate teatrale nessuno s’è accorto che questo 2008 segna il centenario dal manifesto di Tommaso Filippo Marinetti (come nessuno s’è ricordato che il 12 luglio son stati trent’anni dalla morte di Antonio Veretti, e "L’Arena" che ha trovato spazio per render noto che «"Jacko" è malato - Declino di una star - Michael Jackson in sedia a rotelle, choc in America - Oberato di debiti, non riesce a camminare - Vive in albergo», questi l’occhiello, il titolo e il sommario, testo su due colonne, con tanto di foto, non l’ha trovato per ricordare ai suoi lettori un veronese illustre). 

Ora, per lo meno nell’ambito della Rassegna dell’autore per la seconda edizione del Festival del teatro, dei cent’anni dal manifesto futurista s’è accorto in Comune l’Assessorato al decentramento: e così, nel grande piazzale interno dell’ex Arsenale austriaco, va in scena per la Circoscrizione seconda uno spettacolo dedicato a quel glorioso movimento. Sognavamo di vivere nell’assoluto è il titolo della rievocazione che Raffaello Canteri dedica programmaticamente alla vita del pittore futurista Albino Siviero ribattezzato dal Marinetti Verossì, in realtà alla storia di tutto il Futurismo veronese. Dirò sùbito che il testo è d’una bellezza da muovere la commozione, che l’interpretazione da parte dell’attore Walter Peraro è d’una autenticità e spontaneità insuperabili, e che la rappresentazione, con l’apporto delle canzoni ricreate dal duo Bersàn-Canteri nonché della scenografia evocatrice e continuamente mutante, e degli effetti visivi e sonori, è uno dei più belli che mai sia stato dato di vedere, e certamente il più bello, sino ad ora, di questa stagione teatrale veronese. Per voce del Peraro, partendo dalla morte di Umberto Boccioni avvenuta nel 1916 nel veronese (e le cui circostanze autentiche chi scrive narrò, sulla base di testimonianze di prima mano e con documentazioni fotografiche, più volte sul quotidiano veronese e poi su "VeronArte" settembre 2001), il Canteri rievoca, con ordinata documentazione e ricchezza di dettagli, la vicenda di quel gruppo di giovani veronesi - pittori, scultori, scrittori, poeti, musicisti - che negli anni Trenta del XX secolo, infatuati dal manifesto futurista e dalla personalità del Marinetti, avendo a loro dux spirituale Benito Mussolini - che però non favorì mai un’arte di Stato (Beatrice Buscaroli Fabbri, in "I gruppi futuristi Boccioni e Savaré", catalogo della mostra nel Lamec della basilica palladiana in Vicenza, dicembre 1999) -, sognarono di cambiare il mondo attraverso l’arte. Viva le macchine, abbasso il chiaro di Luna, fu il loro grido di rinnovamento. Erano, col Siviero, Ignazio Scurto, Quirino Sacchetti, Alfredo Ambrosi, Amos Tomba, e poi fra gli altri Piero Anselmi, Bruno Aschieri e Renato Righetti detto dal Marinetti Di Bosso, questi ultimi divenuti amici dello scrivente dopo che questi ne pubblicò le biografie in tre articoli su "L’arena". Del Di Bosso, al quale organizzai una mostra con conferenza dello storico del futurismo Luigi Tallarico, conservo le molte opere grafiche di cui mi fece dono; l’Aschieri dedicò al mio Studio R. P. una parolibera, e disegnò per me il crollo del palcoscenico del teatro Ristori - episodio incluso dal Canteri nella narrazione -; l’Anselmi mi donò due penne da tavolo. Tragica ed emblematica la fine di quest’ultimo, che pure riferii sul quotidiano veronese: glorificatore delle macchine, venne ucciso da una macchina salita sul marciapiede. L’Aschieri, ritiratosi in tarda età presso un figlio in Sardegna, mi ricordava inviandomi spiritose cartoline. Alla morte del Di Bosso, il capo redazione di "L’arena" Jean Pierre Jouvet incaricò me di scriverne il ricordo per il giornale.
Sognavamo di vivere nell’assoluto non vuol riproporre il teatro futurista, bensì per mezzo del teatro rievocare le istanze di quei giovani entusiasti i quali aderirono a un movimento culturale che fece parlar di sé tutto il mondo e ch’ebbe illustri proseliti anche in Russia. Lo spettacolo segue le vicende di tutti i protagonisti veronesi, sino alla guerra - "igiene del mondo" - che tutti coinvolge, e qualcuno uccide. Della fine del Verossì, morto in Cerro Veronese il 26 aprile 1945, vengon date due diverse versioni: ma secondo Alessandro Ortenzi (op.cit., pag.89) fu ucciso dai partigiani festanti, non dai tedeschi in ritirata.
Le canzoni suonate e cantate dal vivo nel corso dello spettacolo, alla maniera di quando le canzoni erano musica, sono: Avant de mourir (Con te voglio vivere ancor) di Boulanger, una che non abbiamo saputo identificare, Cuore di mamma della quale ignoro l’autore, Blue Moon (Ma tu, pallida Luna) di Rodgers, Fiorin fiorello di Mendes-Mascheroni, Tu non mi lascerai di D’Anzi, Faccetta nera di Micheli-Ruccione, Ridateci i nostri ragazzi, Ideale di Tosti. Il regista non ha saputo essermi d’aiuto per completare questi dati. Gli strumentisti - polistrumentisti - e cantanti, con lo stesso Peraro, sono Stefano Bersan e Antonio Canteri. Le creazioni video son firmate Ruggero Facchìn, quelle audio Matteo Ruffo. Oltre alla voce del Peraro, si odono registrate quelle di Jana Balkan, Massimo Tòtola e Agostino Contò. Allo spettacolo, dovuto al Teatroimpiria, prende parte la giovane danzatrice Miriam Peraro, affusolatamente raffinata. Molti applausi e consensi raccolti a voce anche dopo il termine dello spettacolo. Che ha avuto inizio con soli pochi minuti di ritardo

 

 

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