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teatro inteso come impresa, come arte empirica, come emporio di ispirazioni, come empìre uno spazio vuoto, come empireo d’arte dove dare origine alla vita ed al creato.
l'impiria è l'imbuto, da un estremo si riversa generosamente e dall'altro tutto fluisce con cura
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RASSEGNA STAMPA
L'Arena - 28 luglio 2008
Riservati e fieri: gli italiani visti da uno straniero. ARSENALE. LA COMMEDIA DAL LIBRO DI PARKS Teatro Impiria ne propone un ritratto vivace e realistico
di Silvia Bernardi
Il tipo italiano?
Riservato, ancorato alla tradizione, ingarbugliato nella burocrazia, al centro
di un microcosmo che non è più grande del condominio dove vive. Così almeno lo
vede lo scrittore inglese Tim Parks nel suo libro Italiani uscito negli anni
’90. Il tipo italiano-veneto? Ha come punto di riferimento frate Indovino, è
diffidente ma alla fine generoso, fiero di essersi conquistato una casa e una
posizione, ancora più fiero delle origini. Così lo vedono l’autore teatrale
David Conati e il regista Andrea Castelletti che hanno portato in scena con il
Teatro Impiria un adattamento originale del testo di Parks, Italiani che
commedia.
Live Point - 4 Agosto 2008
ITALIANI... MARIA SANTISSIMA!!!
di Davide Galati
E' andata in
scena ieri sera, nell'ambito di Musicateatrodanza 08 - Sorsi di musica nella
suggestiva cornice di Custoza "Italiani che commedia!!", tratto dal libro
bestseller di Tim Parks, adattato per l'occasione da David Conati.
VERONAtime - Agosto/Settembre 2008
GLI ITALIANI DI TIM PARKS
di Luciano Lorini
Già avevamo letto il libro, e ci era piaciuto. Altrettanto possiamo dire della commedia omonima che raccoglie e vince la mai facile sfida della trasposizione. “Italiani”, opera di grandissimo successo dell’inglese Tim Parks, racconta uno scorcio di italianità vista con gli occhi stranieri e un po’ straniti di un reale suddito di Sua Maestà. In questa porzione di umanità si evidenziano i vizi e le virtù che tutti ben conosciamo e che spesso cerchiamo di ignorare o dimenticare. Lucido e divertito, un po’ distaccato come si addice ad un perfetto inglese, l’autore osserva, scopre e racconta la provincia veronese del paese di “Montalto” (a suo tempo i Montoriesi, concittadini dell’autore, pare si siano risentiti per alcuni dettagli non proprio onorevoli riportati nel testo in cui, dicono i maligni, si sarebbero riconosciuti senza troppa fatica). Ne esce un dipinto a tinte vivaci, leggero e frizzante che l’adattamento alla forma teatrale di David Conati riesce a trasferire con lo stesso brio sulle assi del palcoscenico. Al suo debutto cittadino, nell’ambito della ricca rassegna all’Arsenale, la rappresentazione ha subito il non proprio felice “assetto meteo” già causa dell’annullamento della prima sera in cartellone. Previsioni sfavorevoli (per fortuna, però, solo poche gocce) e un vento davvero fastidioso non hanno però scoraggiato il numeroso pubblico che ha seguito con partecipazione. Le due ore volano veloci, il ritmo è scorrevole e senza vuoti. I pochi momenti connettivi tra le scene (qualcuno in più, nel secondo atto) sono ben colmati da una sapiente selezione di successi musicali italiani anni ’80, sempre intonati al momento, che strizzano l’occhio agli spettatori quarantenni ma non dispiacciono per nulla agli altri. Un plauso particolare, poi, merita lo spezzone originale della radiocronaca dello Scudetto, con Puliero in reteeeeee. Davvero bravissimi tutti e otto gli attori in scena, commetteremmo ingiustizia se volessimo stilare una classifica. Sebbene alcuni, per copione, si ritrovino caratteri con maggiore vis comica e quindi di più facile presa sul pubblico (stupenda e divertente Lucilla, interpretata da Sido e perfetto, tenero e simpatico il Beppe impersonato da Mauro Cutrino), non possiamo non nominare tutti gli altri, i più “drammatici” ma altrettanto incisivi. Tim Parks (Dario Conti) cui plaudiamo la perfetta parlata inglese; sua moglie Rita (Simonetta Marina); la famiglia di Giancarlo, Orietta e Melissa Ballardini (Gigi Baldassarri, Pamela Occhipinti e Paola Pasi) e la dolce, sfortunata Elvira (Laura Lisciandra). Di Marco Righetti l’ottimo impianto scenico, su due piani, che suddivide in ben quattro zone lo spazio, sapientemente valorizzato dalla regia precisa di Andrea Castelletti, direttore attento a sottolineare ogni più piccolo momento, utilizzando al meglio luci, accompagnamenti e trovate sceniche originali e pure divertenti.
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