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teatro inteso come impresa, come arte empirica, come emporio di ispirazioni, come empìre uno spazio vuoto, come empireo d’arte dove dare origine alla vita ed al creato.
l'impiria è l'imbuto, da un estremo si riversa generosamente e dall'altro tutto fluisce con cura
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RASSEGNA STAMPA IL PONTE SUGLI OCEANI. AMORI
L'Arena - 5 agosto 2007
ROVERE’. Spettacolo sulla Lessinia UN «PONTE» FRA GENERAZIONI DI EMIGRANTI Il lavoro di Raffaello Canteri, tratto da un libro, sarà replicato mercoledì prossimo a Bosco
di Vittorio Zambaldo
Portato in scena là dov’è nato, sulla piazza don Quarella di Roverè, «Il ponte sugli oceani» di Raffaello Canteri, ha tenuto con il fiato sospeso per 75 minuti i discendenti di quelle generazioni di immigrati raccontate attraverso i viaggi, le storie, gli amori, le parole di cinque continenti. Il libro, pubblicato lo scorso anno da Cierre edizioni, si legge d’un fiato, la sua trasposizione in parole e musica, grazie a Teatro Impiria, con la regia di Andrea Castelletti, affascina come una cosa viva. Merito del testo, certo, perché è la perfetta riduzione del libro senza cambiare una parola, anche se ad ascoltarlo, in certi passaggi sembra un’altra cosa, ma merito anche di Walter Peraro, interprete di talento che da solo sostiene con passione l’intera recitazione e dell’Acoustic Duo (Stefano Bersani e Antonio Canteri) che con i loro strumenti ripercorrono cent’anni di storia della musica nel mondo dei migranti. Su una scena scarna, fatta solo di bauli accatastati alla rinfusa, con un sapiente gioco di luci, nascono i suoni imprevedibili di una strumentazione artigianale che ricrea il fischio del vapore, il mare, la tempesta, i rumori della miniera con un vecchio macinino o i canti della foresta con un richiamo brasiliano per uccelli. Così davvero sembra di essere trasportati nel Mato, a disboscare con i primi emigranti, nelle viscere di Iselin in Pennsylvania o in Lorena a cavar carbone o nelle pianure del Queensland australiano a tagliare canna da zucchero. Le musiche accompagnano con risonanze della tradizione folk, arrangiamenti fantasiosi e anche una composizione originale, su strumenti tipici del viaggio e del nomadismo: l’armonica, la chitarra, il mandolino. Lo spettacolo sarà riproposto nel teatro Vittoria di Boscochiesanuova mercoledì 8 alle ore 21. Intanto il libro si è classificato secondo al premio nazionale di letteratura del Parco della Majella ed è stato particolarmente apprezzato da Giulio Lucchetta, membro della giuria, ordinario di Storia della filosofia antica all’università di Chieti-Pescara, affascinato dal linguaggio e dal connubio tra narrativa, saggistica e fotografia. Ha anche promesso di interessarsi per portare in Abruzzo lo spettacolo.
VEORNAtime - giugno 2007
Un viaggio tra porti, lingue, Paesi
di Simone Azzoni
Il regista Andrea Castelletti del Teatro Impiria ha incontrato il testo di Raffaello Canteri: “Il Ponte sugli Oceani”. Rispettandone portata e stile ne ha amplificato il tessuto romanzesco allestendo ai Filippini prima, e al Camploy poi (ma lo spettacolo andrà in tournee), uno spettacolo che s’aggomitola attorno alla letterarietà del libro, alle sue atmosfere pergamenate che riposano in innocui angoli di focolari domestici. Serenità e piacevolezza del dire contengono senza scossoni un lungo viaggio tra porti, lingue, Paesi di qua o di là dall’Oceano. Emigranti sì, ma soprattutto lettere, fotografie, che sullo schermo retrostante la recitazione fanno eco e costruiscono un innocente album di suggestioni emotive. Le geografie delle terre di primo novecento si confondono nei labirinti interiori dei cuori familiari, delle sgrammaticature epistolari, degli stupori infantili. Più che teatro di narrazione, il lavoro visto è piacere dell’ascolto attorno ad un filò di luci che rimandano alle note descrittive delle lettere recitate da Walter Peraro o alle note preponderanti e certamente protagoniste della musica dell’Acustic Duo. Il primo s’aggira tra i bauli di scena vestendo ora i panni del minatore ora quelli del marito, i due musicisti invece (Stefano Bersan e Antonio Canteri), volteggiano le dita sulle note folk da battere al tempo allegro del cuore felice. La musica non accompagna ma dà ritmo e colore, posta al centro del palco a prendersi lo spartito ironico, leggero e malinconico dello spettacolo. La voce recitante scivola di quadro in quadro incarnando nei toni e nei volumi i contenuti diaristici degli emigranti, svelandone lentamente la loro identità fisica e la loro collocazione spazio-temporale in quell’Italia di emigranti persa nel bianco e nero dei superstiti. Così le figure di Canteri emergono dalle pagine, vibrano da una parte all’altra del mondo e lasciano il passo ai moderni ponti che sul tempo istantaneo di Internet bruciano ricordi, memorie in un presente da onorare e sacralizzare con il passato.
L'Arena - 18 aprile 2007
ATTO TERZO. «Il ponte sugli Oceani», allestimento tratto da un testo di Canteri DALLA LESSINIA ALL’ARGENTINA IN UN VIAGGIO RICCO DI INTENSITA’
di Elisa Albertini
Piccolo capolavoro della memoria è stato definito dal pubblico presente al Teatro Filippini lo spettacolo Il ponte sugli Oceani. Amori, che ha chiuso la rassegna “Atto terzo”. Il cartellone dedicato alla guerra è dunque terminato con la messinscena, proposta dal Teatro Impiria, di un testo scritto da Raffaello Canteri per la regia di Andrea Castelletti; sul palco la voce narrante di Walter Peraro, accompagnato dall’Acustic duo. L’epopea di una famiglia di emigranti della Lessinia è stata raccontata attraverso le vicissitudini di quattro generazioni protagoniste di un viaggio avventuroso e poetico, comico e commuovente che le ha portate da una parte all’altra del mondo, dalla fine dell’800 ai nostri giorni. Brasile, Argentina, Stati Uniti, Australia sono state le culle dei ricordi per i personaggi di questo lavoro ricco di sentimenti e intensità. Un allestimento che ha creato una continuità tra una vicenda e l’altra, facendo rivivere attraverso le parole, le voci, le musiche e i suoni, atmosfere suggestive e di intensa emozionalità. L’effetto di nostalgia è stato reso anche dalla scenografia, fatta di bauli e valigie dei ricordi ammucchiati uno sull’altro, dietro alla quale l’Acustic duo, con un divagare nei generi musicali dell’ultimo secolo, continente per continente, ha reinterpretato l’animo degli emigranti, rimandando a emozioni e sentimenti epocali. Formidabili le loro sonorità espresse attraverso l’uso, imprevedibile e di sicuro effetto, di diversi strumenti e differenti generi musicali. Il numeroso (rispetto al solito) pubblico è stato conquistato dalle vicende di una comunità che, di viaggio in viaggio, è arrivata all’universo di Internet in un percorso dentro i sentimenti e la geografia della nostra esistenza e delle nostre radici. Anche il linguaggio ha risentito delle influenze di questi nuovi luoghi; così, parole dialettali venete si sono mescolate con espressioni di altre terre.
Verona Sette - 31 marzo 2007
Lo spettacolo prodotto da Teatro Impiria è tratto dal libro «Il ponte sugli Oceani», di Raffaello Canteri UN PONTE TRA IL PASSATO ED IL PRESENTE, SUGLI OCEANI DELLO SPAZIO E DEL TEMPO
di Mauro Bonato
Debutta in aprile lo spettacolo “Il ponte sugli Oceani. Amori” al Teatro Filippini sabato 14 ore 21, a chiusura della rassegna “Atto Terzo”, con replica domenica 22 ore 21 al Teatro Camploy nell’ambito della rassegna “Voci e Silenzi”, con il patrocinio dell’Assessorato alla Valorizzazione delle Tradizioni Popolari Veronesi del Comune di Verona. Lo spettacolo, prodotto da Teatro Impiria per la regia di Andrea Castelletti, è tratto dal libro “Il ponte sugli Oceani” di Raffaello Canteri, che sta riscuotendo unanimi consensi di pubblico e critica. Si tratta di testo storico articolato come un romanzo, che porta alla luce le storie delle famiglie emigranti dalla Lessinia verso i nuovi mondi. Con il rigore dello storico e la leggerezza dell’affabulatore, Canteri getta uno sguardo al passato e trasforma i ricordi delle genti che ha incontrato di persona o via internet - in una sorta di filò contemporaneo come lui ama definirlo - in un corpo unico di storie, di tradizioni, di abitudini che sono il senso delle nostre radici. Lo spettacolo prende le mosse dal libro, cogliendo l’opportunità di sviluppare le potenzialità del testo con elementi di spettacolarizzazione. Si è così dato corpo alle parole di Canteri con la voce e la presenza scenica dell’attore Walter Peraro, compenetrandovi le musiche ed suoni dell’Acoustic Duo di Stefano Bersan e Antonio Canteri, creando uno spettacolo di “teatro di narrazione” di impatto e di intensa emozionalità. Partendo quindi da un testo di grandiosa pienezza narrativa ed emotiva, la regia ha puntato a creare immagini nitide, giocando con parole e voci, musiche e suoni, luci ed atmosfere. Più che a dati storici e riferimenti precisi a luoghi, nomi e date - pur presenti nel libro - si è cercato di dar forma ad un catalogo di suggestioni che lambiscono i confini remoti del ricordo e della nostalgia. La scena - una profusione di bauli e valigie - viene per intero riempita dalla presenza musicale dell’ Acoustic Duo che, con un divagare nei generi musicali dell’ultimo secolo continente per continente, reinterpreta l’animo degli emigranti, rimandando ad emozioni e sentimenti epocali. L’attore racconta e incarna le vicende e le indoli dei protagonisti, sino a svelare la sua vera identità. L’epopea di una famiglia di emigranti della Lessinia attraverso le vicissitudini di quattro generazioni. Un viaggio avventuroso e poetico, comico e commovente, da una parte all’altra del mondo, dalla fine dell’800 ai nostri giorni: Brasile, Argentina, Stati Uniti, Australia, Lorena, sino all’attuale comunità del web. Un viaggio nei sentimenti e dentro il senso e la geografia della nostra esistenza e delle nostre radici. E queste radici gli emigranti le hanno portate lontano, con le energie rivolte al nuovo lavoro, alla scoperta dei luoghi da cui iniziare tutto daccapo, ma con il cuore e con la parte più sentimentale dell’anima rivolta alla terra di casa. E le abitudini vecchie si mescolano con le usanze nuove. E il linguaggio si colora di parole straniere e prende forma una lingua che dice insieme street, la gare, my wife e me mojer.
VEORNAtime - aprile / maggio 2007
“Atto Terzo” e “Voci e Silenzi”: debutta in aprile “Il Ponte sugli Oceani. Amori”, spettacolo tratto dal libro di Canteri UN PONTE SULLO SPAZIO E SULTEMPO Perché tutto ciò che è stato non resti patrimonio esclusivo di chi l’ha vissuto
Un monologo, in perfetto stile di quel “teatro di narrazione” che Paolini, Celestini e antri altri grandi del teatro italiano hanno portato in auge in questi ultimi anni. Un monologo per portare in scena l’emozionante libro di Raffaello Canteri, sicuramente una delle opere più interessanti dell’attuale panorama editoriale. Un testo storico articolato come un romanzo, che porta alla luce le storie delle famiglie emigranti dalla Lessinia verso i nuovi mondi. Canteri, ex insegnante e giornalista di rilevenza, da una decina d’anni si è focalizzato intorno alla microstoria locale, nel tentativo di riportare alla luce qualche pezzo di storia minima e dimenticata della sua gente e del suo popolo. Sono frutto di questo sforzo gli ultimi libri: L’idea dello spettacolo è nata avendo riscontrato che i momenti di reading eseguiti in occasione delle varie presentazioni del libro riscuotevano forti emozioni e sincere entusiasmi da parte del pubblico. Ne è derivata l’opportunità di sviluppare le potenzialità del testo con elementi di spettacolarizzazione, creando uno spettacolo di impatto, compenetrando alle parole di Canteri e alla voce di Peraro, musiche, suoni, luci ed atmosfere di intensa emozionalità. Immagini nitide su un testo di grandiosa pienezza narrativa ed emotiva. Sul palco prende così forma l’epopea di un viaggio avventuroso e poetico, comico e commovente, da una parte all’altra del mondo, dalla fine dell’800 ai nostri giorni: Brasile, Argentina, States, Australia, Lorena, sino all’attuale comunità del web. Un viaggio nei sentimenti e dentro il senso e la geografia della nostra esistenza e delle nostre radici. E queste radici gli emigranti le hanno portate lontano, con le energie rivolte al nuovo lavoro, alla scoperta dei luoghi da cui iniziare tutto daccapo, ma con il cuore e con la parte più sentimentale dell’anima rivolta alla terra di casa. E le abitudini vecchie si mescolano con le usanze nuove. E il linguaggio si colora di parole straniere e prende forma una lingua che dice insieme street, la gare, my wife e me mojer. Peraro - interprete di straordinario talento che, dopo trascorsi teatrali poi accantonati, ha prestato la voce alla radio e come doppiatore -segna con questo lavoro il suo ritorno sulle scene. In scena con lui, l’Acoustic Duo di Stefano Bersan e Antonio Canteri che, con un di vagare nei generi musicali dell’ultimo secolo, continente per continente, reinterpretano l’animo degli emigranti, rimandando ad emozioni e sentimenti epocali. Il rinomato Duo si caratterizza per una forte spinta alla ricerca e sperimentazione di nuove sonorità e forme di espressività musicali, fantasiosità degli arrangiamenti e imprevedibilità nell’uso della strumentazione. Canteri e Bressan vantano collaborazioni con artisti di livello internazionale ed hanno all’attivo centinaia di concerti in tutta Italia con puntate oltre frontiera e partecipazioni a rassegne di rilievo. Questo spettacolo è un omaggio ai nostri padri e un inno alla speranza e al sogno, alla sofferenza e alla gioia.
L'Arena - maggio 2006
Presentato in «Teatro in Osteria» un reading tratto dal libro di Canteri L’AMBIZIOSO AFFRESCO DELLA LESSINIA CHE FU
di Beppe Montesor
Qualche decina di persone non ha potuto entrare all’osteria al Carro armato, gremita fino all’ultimo per la tappa conclusiva della riuscita rassegna “Teatro in osteria”, che Annalisa Morandini ha organizzato con il mensile Veronateatro e il contributo dell’assessorato alla Valorizzazione delle tradizioni popolari veronesi. “Teatro in osteria”, che riprenderà in autunno, è terminata con uno spettacolo, “Lessinia, dall’altra parte del mondo”, che ha dispensato in quantità intense emozioni. Nasce da un lavoro importante, che combina il recupero di storie dimenticate con un alto tasso di lirismo narrativo e di innovazione linguistica, ad opere del giornalista-scrittore Raffaello Canteri. Il ponte sugli oceani, uscito in questi giorni per Cierre Edizioni, è un viaggio di 250 pagine che parte a fine ‘800 da una sperduta contrada di Rovere, l’Arzare, e s’intreccia con la saga di una famiglia paradigmatica dell’emigrazione italiana in Brasile, Argentina, Stati Uniti, Australia, Francia. La storia, narrata-recitata molto bene dall’attore Walter Peraro è ricchissima di vicende, stati d’animo e suggestioni. Suggestioni diverse: dalla primitiva paura dell’ignoto, che accomunava secoli e secoli di notti lessiniche, al primo contatto con il Mato, la foresta della Tierra prometida brasiliana, alla Saudade dell’Arzare; dall’incredibile energia che i veronesi d’Australia profondono nella costruzione della città di Griffith all’epidemia tifoide che si diffonde nelle baracche delle miniere di Iselin, Pennsylvania, negli anni ’10 del secolo scorso. La colonna sonora che accompagna l’epopea della famiglia Corradi in giro per il mondo s’identifica in un linguaggio, scelto da Canteri diremmo con coraggiosa tenerezza, che attinge parole di qua e di là, dal portoghese al francese all’inglese al veronese e che rende immediatamente palpabile quel crudele sradicamento vissuto da quella gente in fuga dalla miseria più nera delle nostre montagne, spesso per trovarne un’altra, all’arrivo, ancora peggiore di quella che aveva lasciato. L’altra colonna sonora di questo ambizioso affresco è fornita sul palco dall’Acoustic duo, che parte dai suoi più frequentati territori, il Woody Guthrie di Doremi, e naviga nel Brasile dell’Orfeo negro, nei tanghi portati dai nostri emigranti sul porto di Buenos Aires agli inizi del ‘900, tocca il Brassens che, proprio come i nostri timidi migranti di fronte alla nuova avventura, si fa “piccolo piccolo” davanti alla sua donna. E via così, tra i rumori dei vagoni nelle miniere e il simbolismo evocativo di un didgeridoo australiano.
L'Arena - giugno 2006
«Il ponte sugli oceani» di Raffaello Canteri è un libro ricco di dati e testimonianze DAI LESSINI ALLE ANDE L’emigrazione dei veneti alla fine dell’800
di Silvia Bernardi
La presentazione di un libro, che già in copertina riporta la foto in bianco e nero di cinque bambini vestiti come si usava nei primi anni del Novecento e dal titolo Il ponte sugli oceani Lessinia Veneto Italia Storie di emigranti (Cierre Edizioni), non poteva che essere una sorta di grande riunione familiare in cui condividere storie, esperienze e ricordi di chi ha avuto un parente emigrante oltre Oceano o di chi semplicemente ne ha sentito parlare. Così è stato per la presentazione dell’ultimo libro di Raffaello Canteri alla libreria Gheduzzi-Giubbe Rosse: un numeroso pubblico ha partecipato, nel senso stretto del termine visti gli applausi e gli interventi finali con testimonianze dirette, alle storie esposte nel libro di molti italiani migranti dell’ultimo secolo. «Un libro nato da una grande ricerca e dallo studio di numerosi documenti, lettere e testimonianze, dove i fatti storici sono raccontati in modo semplice, affabile, divertente e allo stesso modo commuovente», sono le parole scelte dall’avvocato Guariente Guarienti per presentare Il ponte sugli oceani. Una raccolta documentata di dati e notizie in grado di dare un’idea completa dell’’emigrazione di fine Ottocento dei veneti, come sottolinea Guarienti, ma allo stesso tempo un romanzo che ha la cadenza di un canto, di un racconto di quelli che risuonavano nel filò di una volta. Il ponte sugli oceani procede attraverso le vicende parallele e intrecciate di alcune famiglie lessinesi dirette in Brasile, Argentina, Venezuela, Stati Uniti, in cerca di una vita migliore. Attorno a loro ruota una miriade di sentimenti «dalla nostalgia al desiderio di ritornare in patria, dalla fatica del lavoro alle ingiustizie subite», prosegue Guarienti, e ancora dall’attaccamento alla tradizione racchiusa in baule dove stipare «poche cose di casa» e allo stesso tempo la contaminazione con le usanze dei diversi paesi “adottivi”. Questa diversità di destinazioni ha portato alla nascita di un linguaggio nuovo tradotto da Canteri «con uno stile ricco capace di fondere in modo forte e delicato allo stesso tempo, espressioni diverse», prosegue l’avvocato. E’ proprio il linguaggio composto dal dialetto delle nostre montagne, dal francese e dall’americano italianizzato è stata la sfida con cui si è misurato l’autore. «Ho cercato di riportare tecnicamente il dialetto usato degli emigranti», dice Canteri, «per rendere nel racconto la melodia e il ritmo di certe parole». «Tutto è iniziato una mattina di tre anni fa», racconta lo scrittore, «con una mail arrivata dal Brasile di una persona con il mio stesso cognome che chiedeva se fossimo parenti». Da lì è seguita l’apertura di un sito internet dedicato all’emigrazione a cui hanno aderito via via sempre più persone da ogni parte del mondo. «Ho costruito questo libro soprattutto navigando in Internet. Virtualmente sono sbarcato nei principali porti del mondo superando anche la categoria del tempo. Di sito in sito ho incontrato amici, parenti e sconosciuti e mi sono fatto raccontare le loro storie», ha concluso Canteri. E così come era iniziata, la presentazione si è conclusa con la lettura da parte del bravissimo attore Walter Peraro di alcuni passaggi del libro: la sua voce appassionata ha restituito profondità e poesia alle avventure di molti uomini
VERONAtime - luglio 2006
"Il ponte sugli oceani. Amori" chiude la rassegna teatrale del Carro Armato IL PONTE DI CANTERI Dalla Lessinia all’America, le storie degli emigranti veneti raccontante in una suggestiva serata in osteria
di Silvia Bernardi
Gomito a gomito attorno ad un tavolo, ad ascoltare le storie del Cancia, di Marcellino, Angelo, Piero, Teresa, che raccontano di cosa vuol dire vivere in quella terra che è dall’altra parte del mondo. Il Brasile, l’Argentina, il Venezuela, l’Australia e l’America dove sono arrivati partendo dalla Lessinia e più in generale da molte parti dell’Italia. Prende le mosse da qui l’ultimo appuntamento, tenutosi il 31 maggio, della rassegna Teatro in Osteria, che riprenderà dopo la pausa estiva. E gomito a gomito si sono trovati in molti ai tavoli dell’Osteria Carro Armato per ascoltare le storie di emigranti scritte da Raffaello Canteri ne Il ponte sugli oceani (Cierre Edizioni). Più che i dati storici e i riferimenti precisi a luoghi, nomi e date delle quattro generazioni di una famiglia della Lessinia arrivata oltre Oceano (pur presenti nel libro), dalla voce di Walter Peraro, prestata ai pensieri di Canteri, prende forma un catalogo di suggestioni che lambiscono i confini remoti del ricordo e della nostalgia. Nel momento in cui il domani è già oggi, tanto corre veloce lo scorrere del tempo, Canteri getta uno sguardo al passato e trasforma i ricordi delle genti che ha incontrato di persona o via internet in una sorta di filò contemporaneo come lui ama definirlo, in un corpo unico di storie, di tradizioni, di abitudini che sono il senso delle nostre radici. E queste radici gli emigranti le hanno portate lontano, con le energie rivolte al nuovo lavoro, alla scoperta dei luoghi da cui iniziare tutto daccapo, ma con il cuore e con la parte più sentimentale dell’anima rivolta all’Italia, alla Lessinia, la patria, la terra di casa. Uno sguardo al futuro con la mano stretta al passato sembra essere la nuova realtà degli italiani in terra straniera. E le abitudini vecchie si mescolano con le usanze nuove, e anche il linguaggio che usa Canteri si colora di parole straniere e prende forma una lingua che dice insieme street, casson, my wife e me mojer. Ciò che affascina di più del racconto di Canteri e che irrompe nella bravura interpretativa di Peraro, è la capacità di creare delle immagini nitide, come lo sbarco dopo l’attraversata, la valigia stretta tra le mani, il ritorno a casa e il ricongiungimento con i familiari, il lavoro, la fatica, la povertà, con estrema vivezza di colori illuminati talvolta dai lampi dell’ironia. Senza scadere mai nella pena, ma - anzi - esaltando la forza di chi non si è arreso, di chi per sfuggire alla fame ha fatto un salto alla cieca in cerca di fortuna e col tempo ha saputo creare quei ponti sull’oceano per non sentirsi troppo lontano da casa. Ecco, la magia di Canteri è proprio questa: aver cercato la risposta del presente nel passato, aver gettato un ponte alle origini, un ponte di immagini, suoni, lingue, fotografie, documenti. Averli presi, sistemati, scritti bene e raccontati perché tutto ciò che è stato non resti patrimonio esclusivo di chi l’ha vissuto. E gomito a gomito, sulle ali di un tango suonato dalle chitarre dell’Acustic Duo, chi era seduto ai tavoli dell’osteria c’è da scommettere che non sia sentito poi così lontano da chi per primo mise poche cose in un baule verso quelle terre dall’altra parte del mondo.
L'Arena - 3 novembre 2009
TEATRO IMPIRIA IN BRASILE, UN SUCCESSO
Sono Franco Gentili, un veronese nato a
Roveré, sui monti Lessini, da anni residente a Florianopolis in Brasile. Il
giorno 25 Ottobre 2009 mi sono recato a Nuova Venezia (viaggiando tra andata
e ritorno di piú di 600 chilometri) per assistere ad un pezzo teatrale fatto
da una compagnia veronese: il Teatro Impiria, dal titolo "Il ponte sugli
oceani". Ero convinto di assistere ad una opera semipaesana, fatta da
dilettanti allo sbaraglio. Il teatro era stracolmo giá un'ora prima
dell'inizio dello spettacolo. I discendenti dei nostri emigranti della fine
ottocento erano ansiosi di assistere alle vicessitudini dei loro bisnonni,
la recita era in dialetto veronese. Incominció con una scenografia creata e
diretta da Andrea Castelletti, semplicemente deliziosa. I due musicisti e
cantanti Antonio Canteri e Stefano Bersan si esibivano in mille funzioni e
mille interpretazioni, creando musica e rumoristica che da sola provocava
incredibili emozioni. Quando inizió la recita, un monologo dell´attore Guido
Ruzzenenti, mi sembrava di sognare... mai nei miei sessantasette anni di
vita, dei quali mezzo secolo passati in Italia, avevo assistito ad un
monologo così vivo, così penetrante, così coinvolgente, così spettacolare;
la folla degli spettatori, molti dei quali non potendo entrare assistevano
dalle finestre, era ammutolita, se non comprendeva tutte le parole
comprendeva perfettamente dalla gestualitá dell'attore, grande...veramente
grande. Che dire dell' autore Raffaello Canteri? Un' opera prima...
magistrale nel tema e nel racconto, che molte volte sconfinava in pura
poesia. La mia limitata prosa, non mi permette di trasmettere il mio stato
emozionale nel sentire parlare di Arzaré, Val Squaranto... del Bar Impero di
Montorio. Canteri, nello scenario italiano attuale, é uno scrittore di
primissimo piano ( chi scrive legge regolarmente due libri alla settimana)
schivo, modesto, quasi si vergognava degli applausi ricevuti,per diversi
minuti, da tutta la platea in piedi... é mai possibile che uomini come lui
non abbiano i dovuti riconoscimenti anche in Italia ? Giá dimenticavo...lui
scrive in Veneto, non in napoletano o siciliano... "I dú ómini che sinni
stavano arriparati sutta"... cosí inizia il libro che ha reso famoso
Camilleri. Mi hanno detto che questo gruppo teatrale ha potuto venire in
Brasile, per interessamento del Sindaco di Castelnuovo del Garda. Signor
sindaco non la conosco nemmeno per nome, ma la ringrazio, come ringrazio
anche l´assesore regionale ai flussi migratori che ha contribuito alla
realizzazione di questo spettacolo, per una volta non ci ha mandato i soliti
cori bellunesi, bravi ma ripetitivi, ma ci ha mandato il cuore della
Lessinia, di Verona... del Veneto.
Verona Sette - 17 ottobre 2009
Il “Ponte sugli oceani” in tournee in Brasile.
Nell’autunno del 1894 Angelo Corradi,
sua moglie e i sette figli lasciano una contrada di Roverè veronese ed
emigrano in Brasile. Le loro vicissitudini e quelle dei loro discendenti,
che sono andati per il mondo in cerca di una vita migliore, insediandosi
negli Stati Uniti, in Australia e in vari stati d’Europa, sono raccontate
nel libro di Raffaello Canteri “Il ponte sugli oceani” (Cierre Edizioni),
che è giunto alla seconda edizione. Un testo storico articolato come un
romanzo, che porta alla luce le storie delle famiglie emigranti veneti verso
i nuovi mondi. Con il rigore dello storico e la leggerezza dell’affabulatore,
Canteri getta uno sguardo al passato e trasforma i ricordi delle genti che
ha incontrato di persona o via internet - in una sorta di filò contemporaneo
come lui ama definirlo - in un corpo unico di storie, di tradizioni, di
abitudini che sono il senso delle nostre radici. Questo libro è un omaggio
ai nostri padri e un inno alla speranza e al sogno, alla sofferenza e alla
gioia. Un ponte tra il passato e il presente. Che racconta da dove veniamo e
cerca di prefigurare dove andiamo, “spezzando le parole come si spezza il
pane. E cioè per amore”. di Mauro Bonato
Venetinelmondo - Aprile 2010 www.regione.veneto.it/Venetinelmondo
TUTTI A TEATRO IN ONORE DELL'EMIGRANTE
Sono seduta tra le prime file, si apre
il sipario e il palcoscenico mostra una scenografia di vecchie valige
accatastate e semplici fagotti che ricordano una partenza, racchiudono il
senso di un’esistenza. Mi accingo a vedere uno spettacolo di
teatro-narrazione, che rappresenta uno spaccato di emigrazione veneta, “Il
ponte sugli oceani. Amori”, illustrato da Guido Ruzzenenti, con le musiche
di “Acoustic Duo” e la regia di Andrea Castelletti.
Nell’autunno 2009 la tournée è stata
proposta anche in Brasile per presentarla agli oriundi e ritrovare tra loro
la discendenza dei Corradi, nonché di altre famiglie venete. Il tutto grazie
al finanziamento dell’Assessorato ai Flussi Migratori della Regione Veneto e
del Comune di Castelnuovo del Garda, oltre che il sostegno dell'Associazione
Veronesi nel Mondo in Italia e il Circolo dei Veronesi di Criciuma e Nova
Veneza. Si sono ripetute sei rappresentazioni nello stato di Santa Catarina,
in particolare nelle cittadine di Siderópolis, Criciuma, Cocal do Sul, Nova
Veneza, Turvo e Icara. Le sceneggiature sono state riprodotte con i
materiali conservati dai discendenti, in modo tale che finzione e realtà
coincidessero, avvicinando le sensazioni rivissute per quel segmento di
storia.
di Giorgia Miazzo
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