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  alla vita ed al creato.

 

l'impiria è l'imbuto,

da un estremo si riversa generosamente

e dall'altro tutto

fluisce con cura

 

INTERVISTE AD  ANDREA CASTELLETTI
 

 

 

DUEMILA, il mensile di informazione culturale del Triveneto - Dicembre 2008

 

TEATRO IMPIRIA, LA FUCINA DEL TEATRO MADE IN VERONA

Nostra intervista al regista Andrea Castelletti

 

di Simone Soldera

 

- Quando nasce il Teatro Impiria?

Il Teatro Impiria nasce nel 2006 per dar corso all’allestimento de “La notte di Shakespeare”, una fortunata commedia che racconta il mondo teatrale ai tempi di Shakespeare ed in particolare come è nato il capolavoro “Romeo e Giulietta”. La compagnia è il risultato della confluenza di diversi attori di esperienza, fuoriusciti dalle diverse compagini veronesi o dai trascorsi semiprofessionali. Da allora il gruppo si è arricchito di altri attori e collaboratori. Caratteristica propria del Teatro Impiria è la messinscena di testi originali. Crediamo infatti che il teatro debba avere la forza di raccontare storie nuove e non limitarsi a riproporre testi già fatti, visti e rivisti. Questo senza nulla togliere al valore letterario dei grandi drammaturghi, classici e moderni. Vi sono peraltro già molte compagnie che con grande maestria propongono Goldoni, Shakespaere, Pirandello, ecc. La nostra mission è invece proporre nuove drammaturgie. Ed è per questo che il nostro progetto si distingue dalla classica visione di “compagnia”, andando noi di volta in volta a coinvolge diversi attori, registi, autori, musicisti e compositori, tutti di elevato spessore, nel difficile tentativo di allestire spettacoli di pregevolezza per qualità e dimensione artistica.

- Quali sono gli spettacoli che sono andati in scena con maggior successo nel 2008?

Ogni anno mettiamo in produzione almeno due spettacoli, se non tre. Tendenzialmente uno spettacolo si rivolge ad un pubblico popolare mentre l’altro si caratterizza per scelte più ricercate. Nell’estate 2008 sono stati dati “Italiani, che commedia!” e “Sognavamo di vivere nell’assoluto”, mente in maggio aveva debuttato “La voce del vino”, una co-produzione con Fondazione Aida. “Italiani” è una commedia molto divertente dal gusto nazional-popolare, tratta dal best seller dello scrittore inglese di grande fama Tim Parks. “Sognavamo” invece è la storia di un gruppo di giovani artisti che durante il Ventennio aderirono con entusiasmo al movimento Futurista, per poi veder i loro sogni travolti dalla Guerra e dal disfacimento politico di quel periodo. Ritengo questo spettacolo essere l’attuale miglior produzione di Teatro Impiria. “La voce del vino” invece è un affascinante reading musicale che celebra il mondo del vino, soprattutto quello dei nostri nonni, quando la vita era cadenzata dai tempi dei campi e della vendemmia.

Ma il 2008 è stato anche l’anno della consacrazione di “Chiuso per Western”, prodotto nell’anno precedente ma che ha visto in questi mesi l’affermazione in numerosi premi e festival nazionali. Una commedia musicale davvero poderosa, uscita dal genio di Paolo Panizza - nome noto nel panorama del teatro musicale - ricca di divertenti battute e con le bellissime musiche del Maestro Mutto. Ma lo spettacolo che nel 2008 ha collezionato più repliche ed applausi è stato certamente “Il ponte sugli oceani”, un monologo musicale sul fenomeno dell’emigrazione dei veneti del secolo scorso.

 

 

- Teatro Impiria si rivolge ad un pubblico di ogni età oppure solo ad adulti?

Per nostra scelta non ci rivolgiamo ai circuiti del cosiddetto “Teatro Ragazzi”. Il nostro impegno è per dar linfa al cosiddetto “teatro serale”. Tuttavia sono  contento di constatate che ai nostri spettacoli vengono anche ragazzi, che certamente si divertono. Penso a “Chiuso per Western”, con i cowboys che sparano davvero (a salve ovviamente), ma anche “La notte di Shakespeare”, che con allegri canti e balli e coloratissimi costumi si è ben adattata alle sensibilità dei più piccoli. Questo spettacolo infatti è stato portato anche nelle scuole, perché molto didascalico ed istruttivo sul modo di fare teatro ai tempi di Shakespeare.

- "Italiani, che commedia!" tratto dal libro di Tim Parks come è stato accolto dal pubblico?

A Verona c’è stato un crescendo di pubblico di sera in sera. La progressione estiva si è conclusa con circa 650 spettatori all’ultima replica, ad indicare come il passaparola sia la miglior forma di promozione. Anche fuori Verona lo spettacolo è stato accolto con sinceri applausi di gradimento. Il punto è che la commedia è così ricca di elementi da far trovare spunti di piacevolezza per tutti i palati, dalla imponente ed articolata scenografia (un condominio con 4 appartamenti in vista), ai riferimenti politici all’Italia degli anni 80, alle canzoni dell’epoca per non parlare delle trasmissioni televisive, alle gag che strizzano l’occhio al pubblico dal palato popolare. Ma il vero punto di forza dello spettacolo sono le argute, divertenti ed amorevoli riflessioni di Tim Parks sull’essere italiani, nel bene e nel male, che gli valsero il primato nelle classifiche di vendita di libri di mezzo mondo.

 

 

- Teatro Impiria che sorprese ci riserva per il 2009?

Anche per il prossimo anno le nostre proposte saranno ricche e variegate. In marzo debutteremo con il nostro nuovo titolo, “Ultima chiamata”, un thriller che definirei meglio con la parola “suspance”. Lo spettacolo è un atto d’accusa alle ipocrisie insite nel modo di vivere odierno, ed in particolare nel mondo politico. Non mancheranno i colpi di scena ed il pubblico sarà costretto a chiedersi da che parte stare. Per l’estate presteremo invece una grossa produzione sulla scia di “Chiuso per western”, un horror-teatrale dal titolo “Non aprite quel sipario”. Autore e regista sarà Paolo Panizza e pertanto sarà un lavoro comico-demenziale, con musiche rock dal vivo ed un cast strepitoso. C’è poi un progetto nel cassetto, molto ambizioso che coinvolgerà un’intera orchestra di soli fiati, per il quale dovremmo valutare se si matureranno le condizioni che ci permetteranno di produrlo, per la fine dell’estate.

- Organizzate e allestite anche corsi per chi desiderasse?

Già da diversi anni organizziamo in collaborazione con il Comune e l’Università di Verona dei corsi specializzati di critica teatrale e scrittura teatrale, che mirano a fornire degli elementi per meglio comprendere uno spettacolo. Da quest’anno abbiamo attivato dei corsi di recitazione e un corso di teatro comico. Tutti i nostri corsi sono tenuti da professionisti molto qualificati. Il nostro progetto è di poter avviare una scuola di teatro a tutto tondo, con diversi corsi che andranno a comporre un catalogo formativo completo di stampo accademico.

 

 

- Che relazione intercorre tra Teatro Impiria e le scuole?

Cerchiamo volentieri l’incontro ed il confronto con i più giovani, proponendo alle scuole, soprattutto medie e superiori, i nostri spettacoli. Molto idonei allo scopo sono “La notte di Shakespeare” una sorta di documentario teatrale sul teatro elisabettiano e “Il ponte sugli oceani”, che ricorda ai nostri giovani come non molto tempo fa furono i nostri nonni ad emigrare in terre lontane, ma con lo sguardo ed il cuore rivolto alle nostre tradizioni, distinguendosi come veneti per laboriosità ed onestà. Uno spettacolo che dovrebbe far riflettere molte persone che spesso parlano a vanvera. Ora, nel centenario del Manifesto Futurista, stiamo proponendo alle scuole “Sognavamo di vivere nell’assoluto”, un affresco su quel periodo artisticamente molto vivace e contraddittorio che fu il Futurismo italiano.

- Nella vostra bacheca appaiono anche "Benessere Teatro" e "Riso all'Improvviso" in cosa consistono queste due attività?

Dopo i successi raccolti negli scorsi anni con le nostre grandi rassegni estive del  “Festival del Teatro di Verona” (40 serate di teatro con un cartellone di oltre 20 titoli), abbiamo pensato di organizzare anche una rassegna invernale, in cui proporre i nostri spettacoli ed ospitare altre compagnie. E’ nata così l’idea di “Benessere Teatro”, una rassegna per il bel vivere all’insegna dello slogan “ci prendiamo cura del tuo sorriso”. Abbiamo preso in gestione il Teatro Trinità, da anni ai margini del panorama teatrale cittadino, ora restaurato di tutto punto. Un teatro-bomboniera che offre peraltro il pregio di trovarsi in centro città. Gli spettacoli di “Benessere Teatro” si tengono il sabato e la domenica pomeriggio. Al venerdì invece va in scena la rassegna “Riso all’improvviso” una novità assoluta, ideata insieme al comico Diego Carli. Si tratta di sei appuntamenti in cui viene proposta una sit-commedy dove sono gli spettatori a guidare gli attori, che dovranno appunto improvvisare a seconda delle imbeccate del pubblico, secondo un sistema che viene spiegato all’inizio.

- Quali sono i vostri pensieri sul teatro contemporaneo, moderno? E' diventato difficile "fare teatro"?

Affermare che oggi il teatro è in crisi sarebbe errato. E’ in crisi da sempre. Oggi c’è l’aggravio che sconta la concorrenza di tante altre forme di spettacolo e divertimento, forse più facili. Per non parlare che oggi la gente rimane maggiormente in casa rispetto al passato, dotati di abbonamento televisivo e condizionatore, caldi d’inverno e freschi d’estate. Ma forse il problema più acuto è la crisi degli autori: oramai i “più bravi” non scrivono per il teatro, attratti dal cinema e dalla televisione. Il punto è che fare teatro è molto difficile. A differenza di altre, è una forma d’arte di tipo “hardware”, che richiede onerose risorse: serve un palcoscenico, una platea, dei kilowatt, fari (per non parlare di furgoni, montatori, magazzini), eccetera. Tutte cose il cui reperimento non è scontato, ma spesso subordinato a scelte e disponibilità di chi non fa teatro. Un musicista, un pittore, ecc, può benissimo iniziare la sua arte in un bar, in un laboratorio, con strumenti anche poveri, e solo a carriera avanzata, forte dei riscontri raccolti, potrà chiedere alle istituzioni strumenti e spazi in cui esibire la sua arte. Per il teatrante invece lo spazio (ossia un teatro, ovvero in estate un cortile attrezzato) serve già subito, prima ancora di potersi affermare. Le difficoltà quindi sono molte, le risorse limitate e tutti sgomitano per quella poca disponibilità che viene offerta. Il teatro, come la danza, inoltre è l’unica forma d’arte che può essere fruita solo nel momento stesso che viene erogata. E’ fondamentale quindi che il pubblico sia presente al momento della rappresentazione. Ed una delle difficoltà maggiori oggi è riuscire a comunicare un evento. Oramai viviamo nel caos più totale e diviene difficile anche il solo comunicare una proposta, che rischia spesso di confondersi nel mare magnum plurimediatico in cui siamo costretti a vivere. Ecco che la caratteristica scarsità di risorse economiche rende tutte queste problematiche ancora più acute.

- Come sarà secondo voi il 2009? Possiamo aspettarci qualcosa di positivo per la società oppure è meglio non illudersi?

Credo che quella che stiamo vivendo non sia una crisi da cui prima o poi ci si riprenda. Siamo all’inizio di un inesorabile declino di tutto il modello socio-economico che ha caratterizzato l’Occidente negli ultimi 50 anni. Tra una decina d’anni vivremmo tutti molto diversamente da come si viveva una decina d’anni fa. Mi auguro che ritroveremo tutti una misura andata perduta. Il respiro economico sarà più ridotto, ma questo perché sino ad ora l’Occidente ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità. In molti vedono in questo la fine della cultura. Non sono d’accordo. Certamente ci saranno meno soldi per la Cultura , sia da parte di istituzioni e sponsor, sia da parte dei cittadini-pubblico. Ma non per questo le librerie chiuderanno. E parimenti i teatri. La cultura è un bisogno primario, ci sarà sempre gente che leggerà libri, gente che andrà a teatro. Bisognerà sapersi rivolgere a queste persone con proposte di qualità. Bisognerà sapersi attrezzare, fisicamente e mentalmente, per operare con contenimento di costi. Ma il punto focale sarà saper comunicare ciò che si propone. Il teatro esiste da 3000 anni, non terminerà certo in questi tre.

 

 

 

 

Excellence Book - I protagonisti di Verona - Uscita Ottobre 2008

 

Andrea Castelletti ha unito l'amore per il teatro a quello per la vivacità culturale di Verona

IL TEATRO ALLA RIBALTA

 

di Emanuele Del Miglio

 

A chi si lamenta per la scarsità di eventi proposta in città consigliamo di leggere con attenzione il fitto calendario di appuntamenti raccolto ogni mese da Veronatime. Nato sei anni fa grazie all’intraprendenza di Andrea Castelletti, attore, regista, giornalista e organizzatore di eventi, non si limita però ad offrire sterili elenchi di titoli, luoghi ed orari, ma offre un approccio critico agli spettacoli proposti, anche grazie al sostegno di importanti firme del giornalismo locale. Tracciamo con il suo fondatore un bilancio di questi primi anni di attività.

- Ci racconti qualcosa di sé…..

Sono un veronese innamorato della mia città; di Verona ammiro particolarmente la capacità di espressione creativa e culturale. Questo amore mi ha portato a intraprendere alcune iniziative di servizio alla comunità e ai cittadini. L’altra mia grande passione è il teatro; dall’unione di questi due interessi è nata l’idea di creare un giornale che informasse tutti i veronesi riguardo quanto la città offre a livello di spettacoli, arte e cultura.

- Come è nata la passione per il teatro?

Ho avuto una sorta di folgorazione ai tempi del liceo; già all’epoca, quando leggevo qualcosa, ero portato a rivalutare il testo in chiave recitativa; così ho iniziato a frequentare l’ambiente teatrale veronese. Il caso ha poi voluto che entrassi a far parte della Barcaccia di Roberto Puliero, con cui ho recitato per quattro anni. E’ stata un’esperienza entusiasmante: debuttare a Verona nella Barcaccia è come, per un calciatore, debuttare nel Milan! Sono poi entrato in contatto con altri operatori del settore, con i quali si è creato un rapporto di stima e amicizia. Tutto questo mi ha portato a conoscere a fondo la variegata scena artistica veronese; tra gli amici ero noto per essere sempre a conoscenza di quali rappresentazioni fossero in corso e tutti si rivolgevano a me per sapere cosa andare a vedere il sabato sera. E’ nata così l’idea di creare un piccolo opuscolo informativo; allora i giornali locali non erano esaustivi in questo senso. Il primo numero di “Verona Teatro”, oggi “Veronatime”, è uscito nel 2003.

 

 

- E’ stata un’impresa difficile portarlo alla nascita?

La prima uscita è stata preceduta da un numero di lavoro; il bello però è che, numero dopo numero, raccoglievo spontanee collaborazioni di pregio: molti giornalisti, consci della bontà culturale dell’operazione, si proponevano come collaboratori per parlare di una certa disciplina, magari non trattata in precedenza dal giornale. Abbiamo iniziato con il teatro, per allargarci poi a molti altri settori artistici: danza, lirica, musica, cinema, arte, libri e poesia, divenendo una rivista completa per tutto ciò che è arte e cultura a Verona e provincia. Oggi, molte delle migliori firme veronesi scrivono per noi. Sin dall’inizio Veronatime è stato percepito per quello che vuole realmente essere, uno strumento culturale, prima che editoriale. La città ha risposto positivamente a questa iniziativa, che prosegue ormai da 6 anni. Oggi Veronatime è un freepress, stampato in oltre 18000 copie distribuite gratuitamente in tutti i luoghi di cultura, arte e spettacolo. E’ inoltre possibile ricevere il giornale a casa propria senza alcun costo, semplicemente scrivendoci una e-mail.

- Che cosa offre Veronatime al lettore?

Oltre ad un carnet di appuntamenti adatti a tutti i gusti, la caratteristica che ci contraddistingue è che, accanto al servizio puramente informativo, offriamo un contributo critico. Questa scelta è legata alla volontà di parlare di tutto quanto venga offerto allo spettatore e non solo dei grandi eventi. Veronatime si è sempre pregiato di offrire con massima completezza il calendario degli eventi, a differenza di altri giornali, che si limitano a segnalare solo gli appuntamenti più prestigiosi; è questa la nostra forza. Ho notato che la diffusione ristretta ai calendari dei principali teatri della città ha portato, nel tempo, a far credere al turista, ma anche a chi si trasferisce qui per studio o per lavoro, che Verona abbia un’offerta culturale limitata, cosa assolutamente non vera.

- Parliamo anche delle sue altre attività….

La passione per il teatro mi ha sempre fatto sognare di avere una mia compagnia. L’occasione è arrivata con la messa in scena de “La Notte di Shakespeare” di Piero Marcolini, giornalista e scrittore di fama internazionale. E’ nato così il Teatro Impiria, che rappresenta solo testi originali, mai messi in scena prima. Alla base di tutto questo c’è l’idea che il teatro deve essere in grado di rinnovarsi, invece di limitarsi unicamente alla rappresentazione dei mostri sacri del passato. Se ai tempi del teatro elisabettiano tutti si fossero limitati a rifare i classici, probabilmente non avremmo mai avuto Shakespeare! Non vogliamo assolutamente negare il valore letterario dei grandi drammaturghi, ma li lasciamo alle già numerose brave compagnie che si impegnano nel rappresentarli. Il Teatro Impiria si è proposto subito come una realtà alternativa, con cui collaborare apertamente per proporre delle drammaturgie nuove; per questo la nostra disponibilità prevede di mettere insieme diversi artisti, attori, autori, registi, musicisti a seconda del progetto. Certo, avendo titoli nuovi, è difficile arrivare ad un vasto pubblico, ma proponiamo sempre allestimenti di grande qualità e questa caratteristica ci viene ormai riconosciuta da un pubblico sempre più numeroso.

- Quali spettacoli vi hanno particolarmente premiati?

Primo tra tutti, “Chiuso per Western”, una commedia musicale, rifacimento di un testo di Paolo Panizza, rielaborato in chiave musicale. La città ha risposto molto bene allo spettacolo e ancora di più lo hanno fatto i vari festival a cui ci siamo iscritti, che ci hanno premiati più volte. Ma ancor più soddisfazione forse ce l’ha data lo spettacolo “Il ponte sugli oceani. Amori” tratto dal libro di Canteri, sugli emigranti veneti, un allestimento che ha goduto di numerose richieste di replica, raccogliendo ovunque gli applausi dei pubblici più vari. La nostra filosofia prevede ogni anno l’allestimento di due spettacoli, uno più popolare, l’altro più impegnato. Quest’anno abbiamo abbinato uno spettacolo di grande respiro popolare, “Italiani!” tratto dal libro di Tim Parks, scrittore inglese, ma veronese di adozione, e “Sognavamo di vivere nell’assoluto”, attualmente la miglior produzione del Teatro Impiria, che tratta, in forma di monologo musicale, l’epopea del gruppo futurista veronese all’ombra del ventennio fascista e dell’incombente seconda guerra mondiale. Finora ha raccolto il plauso del pubblico specializzato, ma nel 2009 avrà altre possibilità di replica.

- Qual è il suo sogno nel cassetto?

Poter gestire un teatro con annessi degli spazi dedicati alla formazione, per accentrare intorno a questa struttura una serie di operatori che possano rendere concreti molti progetti che oggi, per mancanza di punti di riferimento, non vengono realizzati. Vorrei che la vivacità imprenditoriale ed economica di Verona incontrasse la componente culturale, che capisse che la nostra città non è seconda a nessuno dal punto di vista artistico, ma vive anzi un grande fermento, che andrebbe maggiormente sostenuto.

 

 

Verona Sette - 01 Agosto 2008

 

Sulle scene

uno spettacolo fantastico

La compagnia Teatro Impiria, diretta da Andrea Castelletti, è nel pieno delle sue attività estive

 

di Mauro Bonato

 

La Compagnia Teatro Impiria, diretta da Andrea Castelletti, è nel pieno delle sue attività estive. Si è appena conclusa con successo la settimana di repliche dell’ultimo lavoro “Italiani, che commedia!”, una esilarante commedia tratta dall’opera di Tim Parks. Nella settimana precedente aveva debuttato l’altro nuovo spettacolo “Sognavamo di vivere nell’assoluto”, di tutt’altro genere, che narra le vicende del pittore futurista Verossì sullo sfondo di una Verona fascista e futurista. Al termine dello spettacolo abbiamo incontrato il regista Andrea Castelletti

- Fa piacere vedere una platea gremita di pubblico. A cosa si deve questo successo?.

La commedia “Italiani” ha destato molto interesse e curiosità. Già il libro di Tim Parks da cui è tratta fu un successo editoriale molto importante, in tutto il mondo ed in particolare a Verona, essendo il romanzo ambientato proprio a Montorio. La commedia è uno spettacolo molto vivace di matrice nazional-popolare, avendo coniugare gli elementi allegri che il pubblico si attende da una commedia con i momenti di riflessione che Parks conduce sulla nostra essenza di italiani. Uno spettacolo riuscito e l’effetto “passaparola” che ci ha portato ad un pubblico crescente di sera in sera lo dimostra.

Ora replicheremo a Custoza il 3 e a Villafranca l’8 agosto, per concludere proprio a Montorio, nella rassegna al Castello, il 9 agosto, dove avremmo in platea molte persone che si sono riconosciute nel libro. Sarà ancora più divertente.

 

 

- “Italiani” è una commedia, mentre lo spettacolo che avete presentato la settimana prima era di tutt’altro genere… Già “Sognavamo di vivere nell’assoluto” è un monologo musicale che scava nella nostra storia, portando alla luce le storie di un gruppo di artisti veronesi degli anni ’30 che aderirono al movimento futurista, ruotando in particolare attorno alla figura del pittore Verossì, ai più nemmeno noto. Lo spettacolo è molto particolare e suggestivo, molto basato su luci e videoproiezioni d’arte che rimandano all’epoca e alle opere del periodo futurista. Ma non si tratta di una proposta riservata ad elite letterarie ed artistiche, anzi lo spettacolo parla al cuore della gente, mettendo in scena innanzitutto l’uomo Verossì, con le sue ansie, le sue debolezze, il suo credo e le sue incertezze. I protagonisti ed i loro sogni saranno spazzati via dagli eventi della guerra. Lo spettacolo è stato un molto apprezzato dal pubblico e dalla critica. Il suo successo, oltre che alla bellezza del testo, è dovuto alla grande bravura degli interpreti, l’attore Walter Peraro e l’Acoustic Duo, ma anche alla assoluta originalità della messa in scena. Ore replicheremo il 2 agosto a Lavagno ed il 4 al Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova, per poi attendere le manifestazioni del centenario del Futurismo previste per quest’inverno.

- Avete un calendario fitto di date. Come vi segue il pubblico ?

In estate gli impegni si moltiplicano perché sono molte le rassegne che il territorio propone. Si può dire che abbiamo praticamente uno spettacolo al giorno. Il pubblico oramai conosce il nome di Teatro Impiria e sà che gli spettacoli che vengono proposti sono sempre contraddistinti dall’originalità del testo e dalla bravura degli interpreti, due elementi che determinano curiosità e garanzia di gradimento. In questo molto hanno concorso gli spettacoli della scorsa stagione, che con le loro numerose repliche sono stati applauditi da un numeroso pubblico. “Il ponte sugli Oceani. Amori”, che parla dell’emigrazione dei nostri vecchi, è stato forse lo spettacolo con il maggior numero di repliche la scorsa stagione, un successo applaudita da un numero incredibile di persone, mentre “Chiuso per Western” ha fatto incetta di premi in mezza Italia. Si tratta di una scanzonata commedia musicale scritta da Paolo Panizza, di grande valore, sia per le bellissime musiche del Maestro Giannantonio Mutto che per la indiscussa bravura degli interpreti. Il pubblico oramai si fida del “marchio” del Teatro Impiria, a dimostrazione che lavorando sempre bene poi i risultati arrivano.

- Tutti i vostri spettacoli sono originali e di autori veronesi….

E’ nella mission del Teatro Impiria allestire solo spettacoli su testi originali. Non metteremo mai in scena Goldoni, Shakespeare e altri grandi o piccoli del passato. Fu così già dall’inizio, con la nostra “Notte di Shakespeare”, scritta da Piero Marcolini. Credo che il teatro debba continuare ad essere un mezzo per raccontare storie ed emozioni nuove e non limitarsi a riproporre quanto già fatto. Sia ben inteso, ciascuno può fare ciò che vuole e non deve essere certamente trascurato il grande valore e patrimonio letterario e drammaturgico del passato, ma il nostro impegno è teso a dare impulso e linfa a nuove drammaturgie.

 

 

 

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