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teatro inteso

come

impresa,

come

arte empirica,

come

emporio di ispirazioni,

come

empìre uno spazio vuoto,

come

empireo d’arte

  dove dare origine

  alla vita ed al creato.

 

l'impiria è l'imbuto,

da un estremo si riversa generosamente

e dall'altro tutto

fluisce con cura

 

di Piero Marcolini

regia di Andrea Castelletti

 

William Shakespeare

Christopher Marlowe

Bartolomeo mercante di Verona

Giovanni mercante di Verona

Thomas attore

Mary fidanzata di Thomas

Philip attore e danzatore

John attore e giocoliere

Anna moglie di Shakespeare

Lord Strange mecenate

Regina Elisabetta I

Gwendalin dama di compagnia

Edith locandiera

Nathan avventore

Abraham  ubriacone

Emily figlia di Abraham  

Samuel oste

Musici

 

 

Antonio Casella

Andrea Tumaini

Carlos Fay

Giulio Guarino

Luca Giacomelli (già Fabio Rodighiero)

Laura Murari (già Emy Ceravolo e Elena Merlo)

Raffaele Cutolo (già Filippo Tonon)

Alberto Rigato (già Nicolà Benedetti)

Cinzia Berlingeri (già Laura Murari)

Marco Borsaro  (già Sergio Bonometti)

Simonetta Marini

Cinzia Berlingeri

Simonetta Marini

Massimo Meneghini (già Mirco Cremascoli)

Laura Murari

Sabrina Valbusa

Pierluigi  Gardenghi / Rolando Pasquetti

Marco Borsaro, Andrea

Sacchetto. Remigio Rossi

(già Fabio Bertoldo, Tommaso

Tortorici, Alberto Lorini)

 

musiche originali di

coreografie di

costumi di

 

Franco Bignotto e Vinicio Bianchini

Silvia Saoncella

Elettra Guidi, realizzati dalla

Compagnia del Sipario Medioevale

 

 

 

repliche                    foto                      rassegna stampa                     progetto scuole

scarica scheda spettacolo pdf

 

LO SPETTACOLO

L’opera è da ritenersi di grande interesse culturale poiché, oltre a trattare il mito di Romeo e Giulietta ed il legame che unisce il nome di Shakespeare a quello di Verona, si pone quale accurato “documentario teatrale” sul fertile mondo teatrale del periodo elisabettiano.

Lo spettacolo è stato presentato in anteprima al teatro della Gran Guardia, il 22 aprile in occasione del compleanno di Shakespeare, riscuotendo un largo successo e raccogliendo i consensi del numeroso pubblico che esauriva la platea (700 posti), tra cui sedevano molte personalità e rappresentanti di istituzioni cittadine.

Nel periodo estivo lo spettacolo è stato replicato per 13 giorni in giugno, presso l’Arsenale di Verona, raccogliendo un numeroso pubblico, crescente di sera in sera, che ha dimostrato entusiasti consensi.

Nella presente stagione la compagnia sta replicando in diversi teatri di città e provincia e province limitrofe.

La commedia è già stata replicata per alcune scuole, destando l’interesse degli allievi e raccogliendo il sincero plauso dei professori .

 

Alla messinscena è collegata anche una iniziativa editoriale, a cura di Gemma Editco che ha dato alla stampa il testo di Marcolini, arricchito da approfondimenti storici per una piena comprensione delle vicende narrate.

 

“Un accurato documento storico

su quel mondo appassionante

in cui si plasmò l’arte di Shakespeare”

 

LA VICENDA

E’ il 1591, i teatri sono chiusi per la peste. Il giovane Shakespeare  si ritira con la sua compagnia a Stratford, dove trascorre le giornate nella locanda “Al Cigno”. Una sera giungono due mercanti da Verona e durante la cena, tra brindisi e balli, raccontano la leggenda dei Capuleti e Montecchi.  E’ proprio la storia che  Shakespeare andava cercan-do per scrivere una intensa tra-gedia d’amore! Lavorerà tutta la notte per creare il suo grande dramma. 

Il giorno seguente la compagnia dà subito avvio alle prove della nuova tragedia.  La Regina Elisabetta, di passaggio da Stratford, si trattiene ad assistere alle prove e, incantata dalla scena del balcone, dà appuntamento a tutti a Londra, dove, il 15 febbraio 1592 al Teatro della Rosa, debutterà “Romeo and Juliet”.

 

 

Quello elisabettiano fu uno straordinario periodo di fervida vitalità teatrale. A differenza del teatro dell’Italia rinascimentale, quello inglese non rispettava l’unità di tempo, spazio e azione: si creavano così epiche vicende.  Non si serviva di complesse e curate scenografie, né di sontuosi costumi. Ma  soprattutto le donne non erano ammesse a recitare…

 

“Una allegra commedia con balli e canti,

che mostra uno spaccato veridico su come si “faceva teatro”

e più in generale sul fertile mondo teatrale inglese del periodo elisabettiano

e dei suoi rapporti mitici con Verona”

 

 

 

LA REGIA

Quando Piero Marcolini mi diede da leggere questa sua commedia, subito vi scorsi una attraente opportunità:  montare una sorta di “documentario teatrale” sul teatro inglese del periodo elisabettiano.

Ogni elemento che compone lo spettacolo è stato maturato a seguito di ricerche sul periodo elisabettiano e su quel cosmo teatrale.

Lo sviluppo del testo, la costruzione delle scene e l’approfondimento dei personaggi, sono il prodotto di una attenta analisi basata su elementi storici e teatrali.

Anche la ricerca di musiche originali, affidata ai maestri Franco Bignotto e Vinicio Bianchini, suonata con strumenti dell’epoca, è stata fortemente voluta per portare a rivivere la suggestiva atmosfera delle locande e dei teatri del tempo.      

La scenografia stessa è stata creata pensando al teatro di Shakespeare. Dal punto di vista strutturale abbiamo ricercato una costruzione poligonale, che si rifacesse al Globe Theatre di Londra, ricalcando anche nelle forme le gallerie in cui far prender posto al pubblico, molto a ridosso del palcoscenico. Dal lato dei finimenti, abbiamo limitato al minimo necessario i riferimenti realistici, proprio per rievocare la sostanziale nudità della scena elisabettiana, poiché - come afferma Shakespeare - è la parola dell’attore e la fantasia dello spettatore che creano la scena.

 

“…e come sfogliando un volume di storia del teatro,

lo spettatore vedrà i personaggi prender vita

da una vecchia stampa dell’epoca,

per raccontare una vicenda che è Storia

 

 

L’AUTORE

Piero Marcolini, giornalista professionista, è stato redattore de L’Arena e della Gazzetta di Mantova. Il debutto come scrittore risale al 1967, quando la Mondadori gli commissiona un libro per ragazzi, “West Company” che vende 3oo.ooo copie. Nelle varie collane della Mondadori arriva a scrivere una trentina di libri, alcuni tradotti in varie lingue tra cui il turco ed il coreano.

Le sue storie approdano in RAI, alla radio e alla televisione con gli sceneggiati “I figli dell’Ispettore”, girati nel 1983 a Verona, acquistati e trasmessi da diverse televisioni europee e americane.

Il suo impegno di “scrittore dell’avventura” è oggetto di una tesi di laurea all’Università di Verona, pubblicata in volume dalla Biblioteca Civica. Nel 2oo2 il Comune di Verona gli ha conferito la Medaglia della Città.

In questi ultimi anni, per la Gemma Editco, ha scritto “Il porto della memoria” (tre edizioni), “Piazza Bra” (due edizioni) e “Ritorno in Bra”. L‘incontro con il teatro e con la recitazione avviene nel 1976 come sceneggiatore della RAI e autore delle commedie “Un castello scozzese” e “Nell’alto dei cieli”.

Di ritorno dal un viaggio a Stratford-on-Avon, scrive in tre giorni “La notte di Shakespeare”.

 

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